La storia antica del «ministro Dracula»

C’è una ragione per cui il ministro Visco agisca verso il contribuente da lavoro autonomo come Dracula nei confronti dei globuli rossi del genere umano? È una ragione antica e dolorosa: nel lontano novembre del 1992, Visco venne folgorato, come Paolo di Tarso, sulla via della... iniquità fiscale a carico dei lavoratori indipendenti italiani. Li ritenne ingiustamente perseguitati dalla voracità del Fisco. E che fece? Mise a punto un disegno di legge, chiamandola «La carta dei diritti del contribuente». In quel documento ebbe l’ardire, tra l’altro, di proporre una minore tassazione per gli autonomi italiani rispetto ai lavoratori dipendenti in quanto non destinatari dei costosi benefici assistenziali quali la cassa integrazione, il salvataggio del posto di lavoro, oltre che dello stipendio, durante la malattia e così via. Il suo disegno piacque molto a noi del lavoro indipendente. Ma apriti cielo! Scandalizzò il mondo sindacale e della sinistra. Infatti nel maggio del ’93 il nome del diessino Vincenzo Visco non comparve nella casella del ministero delle Finanze. E fu l’ineffabile lavoratore dipendente della Banca D’Italia, ovvero Ciampi, a castigarlo per la folle uscita dell’autunno precedente. Da allora che fece Visco per raddrizzare la sua «pratica» e guarire così dall’antica ferita? Si rimise in sella al cavallo della persecuzione fiscale come e più di prima della effimera conversione, in devota compagnia dei suoi padroni: gli smemorati di Palazzo Chigi, ovvero quelli della chiassose promesse pre-elettorali.