Tra storia, avventura e amori giovanili alla scoperta dell’«altro» Garibaldi

da Roma

C'era una volta un'epopea che poteva dirsi al tempo stesso istituzionale e popolare. Era l'epopea del Risorgimento: un infallibile mix di storia e leggenda che soddisfò tanto gli intellettuali che il popolo. Poi è venuta la contestazione, e sono cambiate molte cose. Solo di recente il tricolore e la cultura legata all'identità nazionale hanno conosciuto una nuova primavera. E puntuale la tv ha pensato di capitalizzare il fenomeno, con alcune fiction d'ambientazione patriottica (come Le cinque giornate di Milano) che non sembrano aver troppo scaldato i cuori dei teleutenti.
Ci riprova ora Eravamo solo mille. La nuova miniserie targata Raiuno che, con grande dispendio di mezzi (2500 comparse, 1200 costumi, riprese in molti dei luoghi originali) e con accorte contaminazioni fra storia e invenzione, domenica e lunedì prossimi tenterà di rivitalizzare la leggenda più nota del nostro Risorgimento: quella dell'Eroe dei Due Mondi e delle sue camicie rosse. Un tema, come ricorda il direttore di Raifiction Saccà, che non è solo legato alla storia patria, ma ha occupato un posto a parte nell'italico immaginario collettivo. «E il suo fascino nasce proprio da quest'abbinamento tra la suggestione dell'avventura impossibile e il grande avvenimento strategico».
La storia prende il via nel 1860, in una Sicilia che sarà presto il teatro dello scontro tra i fedeli a Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie, e i giovani, ardimentosi volontari garibaldini, sostenuti da alcuni patrioti isolani. Su questo sfondo, la vicenda personale di Corrado (David Coco), precettore della nobile Isabella (Christiane Filangieri), animata da idee liberali nonostante la nobile schiatta, e del conte Malaspina (Daniele Pecci), fascinoso quanto malandrino, innamorato della stessa donna. Ingiustamente accusato d'aver ucciso due borbonici, Corrado deve fuggire dalla Sicilia e, su consiglio della stessa Isabella, si reca a Genova per incontrarvi Garibaldi e arruolarsi fra i suoi. Il giovane è un tipo di patriota insolito, perchè «una sorta di sostenitore della non violenza, convinto che la cultura sia la più efficace forma di lotta». Nonostante tutto, si convincerà presto della inevitabilità dello scontro armato. E finirà per essere uno dei leggendari mille che seguiranno il generale da Quarto fino al Volturno.
Prodotto da Raifiction su soggetto di Graziano Diana e Sergio Donato e diretto da Stefano Reali, Eravamo solo mille è stato girato in location volutamente suggestive, come la Sala del Trono della reggia di Caserta, per la prima volta aperta ad un set cinematografico. Fra i giovani interpreti, i veterani Pino Caruso (nel ruolo di padre Passigli) e Mariano Rigillo (in quello del principe di Montalto).