La storia «buona» di Milano diventa materia di scuola

Nell’«Officina dello storico» documenti che raccontano la città col cuore in mano

Varata ieri l’Officina dello storico, un’iniziativa dell’Azienda di servizi alla persona Redaelli per far conoscere alla città, ma soprattutto agli studenti delle scuole milanesi, l’eccezionale patrimonio dell’archivio dell’ente. Un patrimonio ereditato dagli enti che a Milano hanno costruito le più disparate forme di solidarietà che finora era chiuso in un archivio nella sede centrale di via Olmetto, a Palazzo Archinti, dove sono conservati documenti storici ed artistici a partire dal 1014: 15mila pergamene e manoscritti miniati, 10mila faldoni di documenti, 200 opere d’arte tra dipinti e sculture. Insomma una fonte ricchissima per conoscere come nel corso degli ultimi sette secoli Milano è riuscita a fronteggiare le più disparate forme di povertà. Ieri la firma del protocollo di intesa fra gli enti che concorreranno a sostenere l’Officina dello storico, oltre al Redaelli rappresentato dal presidente Rodolfo Masto, l’Ufficio scolastico regionale con la direttrice Anna Maria Dominici, l’Irre con il presidente Giuseppe Boccioni, l’Iris, l’associazione di insegnamento e ricerca di Storia con il professor Maurizio Gusso. L’obiettivo più immediato che questi enti si pongono è quello di mettere a disposizione dei laboratori per formare gli insegnanti che hanno interesse a far studiare ai propri allievi come è cresciuta la solidarietà nella nostra città. «I laboratori - spiega Marco Bascapè, responsabile dell’archivio del Redaelli - si propongono di aiutare la lettura della documentazione archivistica e iconografica e al tempo stesso di offrire la possibilità di visitare un complesso rurale storico dell’ente. Tutto questo per arrivare a costruire dei percorsi di ricerca interdisciplinare su tre tematiche. Innanzitutto la storia della cultura sociale a Milano tra ’400 e ’900: solidarietà e assistenza ai bisognosi, personaggi del Risorgimento, dalle Cinque giornate all’impresa dei mille, le condizioni di vita dei minorenni disagiati a Milano tra ’800 e ’900. Un secondo filone di ricerca proposto riguarda la storia per biografie: in pratica il contributo di nobili, borghesi e filantropi nella storia milanese. Infine la memoria del paesaggio agrario re la trasformazione del territorio tra il XVII e XX secolo attraverso il patrimonio gestito dall’ente soprattutto nella bassa pianura milanese». Tutti questi argomenti potranno diventare insomma materie di studio per i nostri studenti. «Penso che sia importante - ha commentato il presidente Rodolfo Masto - che attraverso questi documenti le nuove generazioni possano rendersi conto di quello che i loro avi hanno fatto per non abbandonare chi era meno fortunato. L’apertura dei nostri archivi alla città spero che sia un contributo prezioso per rifondare quella sensibilità sociale che ha sempre ha caratterizzato i milanesi».