La storia «Il Comune mi aiuti a non chiudere l’edicola di piazza Esquilino»

Altro che «Luci a San Siro», non c’è luce, né acqua, né telefono in piazza Esquilino di fronte alla chiesa di Maria Addolorata per l’edicola di Carlo Cannavale e Maria Caterina Liguori. E’ lì da trent’anni la rivendita di riviste e giornali e da cinque è di proprietà dei Cannavale, che ora per i lavori della Metro 5 si devono spostare venti metri a sinistra nella piazza dove non arriva nessun possibile allaccio alle forniture energetiche.
«Ci siamo rivolti al vicesindaco Riccardo De Corato, al gabinetto della Moratti, al sindacato - spiega Carlo Cannavale - per far presente il nostro caso. Ci hanno risposto che di competenza del Comune sono le spese per lo spostamento, ma tutto ciò che concerne gli allacciamenti compete a noi. E gli allacciamenti sono impossibili perché lì non arriva nulla, soprattutto la linea telefonica a rete fissa di cui abbiamo bisogno per lavorare con la Sisal. Allora abbiamo proposto di poter collocarci al posto del bagno pubblico che ci sta di fronte, ma ci hanno risposto che il gabinetto non si può spostare».
«Ho sempre fatto il consulente tecnico per le assicurazioni - racconta Carlo Cannavale - poi cinque anni fa ho preso questa edicola per settantamila euro. Nonostante la crisi iniziata nel 2009 e poi i lavori della metro che hanno chiuso viale Rospigliosi, che ci sono costati il 40% di decremento degli incassi, noi vogliamo andare avanti. Ma ci sentiamo dei sudditi completamente in preda alla volontà amministrativa che non ci viene incontro».
Intanto in piazza Esquilino il giornalaio resta almeno fino al termine ultimo, primavera, ma già alcuni abitanti del quartiere hanno scritto in Comune per solidarietà con Carlo e Maria Caterina. «Se dovessi accollarmi le spese previste dovrei spendere almeno tremila euro per l’elettricità e 2500 per l’acqua. Ma se facessimo richiesta ora per attivare gli allacciamenti, ci hanno detto che non arriverebbero prima di un anno. De Corato ci ha garantito che ci avrebbe inviato un ispettore di zona. E’ venuto una volta un tecnico, gli abbiamo esposto le nostre ragioni e poi non l’abbiamo più visto».