Storia di un comunista compatibile

Maria Vittoria Cascino

Saga del Castè-incompatibile-sì-no, ultimo atto (forse). Luigi Patrone, presidente della Giunta delle elezioni, per sciogliere il nodo gordiano ha chiesto un parere all’Avvocatura della Regione. E ha chiesto alla giunta regionale se intenda costituirsi contro il consigliere regionale dei Comunisti Italiani Castè Lorenzo. Macché. Il Dipartimento Agricoltura se ne guarda bene, «mi hanno scritto che la questione non li riuguarda» dice il diretto interessato.
L’ultima bordata era arrivata pochi giorni fa dal sindaco di Vernazza Gerolamo Leonardini, che aveva firmato un esposto in cui chiedeva alla Regione di accertare «l’esistenza delle cause di incompatibilità in capo al consigliere e disporne la decadenza». Perché Castè, secondo l'esposto, avrebbe «nei confronti della Regione un debito liquido ed esigibile» proprio in forza di una determina della Comunità Montana della Riviera Spezzina. La faccenda ruota attorno a finanziamenti europei erogati dalla stessa Regione a «società agricole di proprietà dello stesso Castè o comunque ad egli riconducibili». Contributi che la suddetta Comunità Montana ha assegnato all’azienda di Castè, a Vernazza, e ad altre due aziende limitrofe gestite da madre e figlia. Già lo scorso anno Leonardini aveva sollevato la questione con un primo esposto, che tirava in ballo contributi ricevuti dal Gal anni addietro e di cui il Gal riteneva sussistesse l’ipotesi di restituzione da parte di Castè. Si parlò anche di contributi arrivati dalla Comunità Montana della Riviera Spezzina. Dove la stessa Polizia Provinciale fece un blitz per accertare l’iter di quei soldi che la Comunità ha liquidato a consigliere e signore nel 2001. Il dirigente Antonio Rossi ci aveva raccontato come Castè, con contratti di comodato avesse diviso la sua proprietà in tre parti: una per sé, una a Stefania Basso e una a Maria Rita Rezzano, mamma di lei. Ogni soggetto, da imprenditore, aveva avviato nel ’98 richiesta di contributo alla Comunità per un piano di miglioramento aziendale che vedeva vigneti in un futuro prossimo. Lo scorso febbraio la doccia fredda: la Comunità giudica nulli i finanziamenti assegnati in quanto una sola azienda non può ricevere più di un contributo dallo stesso ente erogatore, sostenendo dunque che i finanziamenti sarebbero stati tre. Ergo la richiesta a Castè di restituire il tutto entro trenta giorni dalla notifica. Ma il consigliere e le due donne hanno impugnato la delibera davanti al Tar.
Ieri la decisione della Regione di non costituirsi contro Castè. Il rumor cresce. C’è chi dice che la Regione abbia deciso di astenersi perché la Comunità Montana è un ente delegato e come tale autonomo. Chi invece accusa la giunta delle elezioni di aver coinvolto la giunta regionale solo per prendere tempo e così mettere Casté al riparo. E chi avverte che il Dipartimento Agricoltura avrebbe dovuto vagliare meglio la questione, perché nei prossimi mesi la Corte dei Conti potrebbe accertare che invece la Regione doveva costituirsi, e quindi rivalersi sulla giunta, presidente Burlando e assessori, per la restituzione dei contributi, 100mila euro che in 13 non saranno impossibili da tirar fuori ma insomma. Al solito, la questione si intreccia con la politica, e così chissà se il caso è davvero chiuso.