La storia di Cristoforo Colombo diventa un’avventura per ragazzi

Si è parlato di Cristoforo Colombo ieri mattina a Palazzo San Giorgio. E a farlo, con l’abilità del papà che racconta una bella storia ai suoi figlioletti, è stato il giornalista Massimo Minella che ha intrattenuto una interessata platea di bambini con la straordinaria avventura del grande navigatore. Una storia resa accessibile ai più piccoli nella forma di un simpatico volumetto di 48 pagine intitolato «Cristoforo Colombo, la meravigliosa scoperta», edito da De Ferrari Editore con il patrocinio del Comitato Nazionale per le Celebrazioni di Cristoforo Colombo, presieduto dall’onorevole Claudio Scajola. Un libro molto accattivante in quanto anche riccamente illustrato dall’abilissimo pennello di Marco Mastroianni, in arte «Mastro», noto illustratore genovese. La pubblicazione verrà distribuita in 25mila copie agli alunni delle scuole medie liguri.
Minella, 45 anni, vicecaposervizio della redazione genovese di «La Repubblica», è un cronista molto attento alla realtà marittima genovese nonché autore di diversi libri di carattere economico e, per diletto, anche di varie pubblicazioni per l’infanzia. E forse è anche per questo, dal momento che è il felice padre di due belle bambine, che ha voluto far conoscere i risvolti della grande scoperta colombiana raccontandola in modo chiaro e discorsivo.
E così, nella cornice della storica sala del Capitano, ieri mattina è avvenuta la presentazione ufficiale del libro. A introdurre l’autore è stato Erido Moscatelli, segretario generale dell’Autorità portuale di Genova, che subito dopo ha passato il microfono ad Attilio Massara, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria. «Molte volte in queste occasioni si dice che un libro lo si è letto, ma non è vero. Invece questo libro io l’ho letto davvero e vi devo dire che l’ho trovato semplicemente meraviglioso. Vorrei dire che mi ha quasi emozionato per il modo in cui Minella, da bravo giornalista, ha saputo raccontare la storia di Colombo. Inoltre ho fatto anche una scoperta: ho saputo che tra i cinque italiani che erano a bordo delle tre caravelle di Colombo, c’era anche un calabrese. E dal momento che lo sono anch’io, questa notizia mi ha fatto molto piacere».
A quel punto la parola è andata all’autore. «Per me questo palazzo è magico - ha detto alla sua platea di piccoli spettatori, creando un indovinatissimo incipit psicologico - Lo frequento da vent’anni, eppure mi sembra sempre nuovo. Pensate a quello che Palazzo San Giorgio ha significato per l’antica Genova. Qui c’era la sede del Banco di San Giorgio, lo stesso che ha investito nell’impresa di Colombo. Qui una volta c’era anche la sede del governo. E non mancano nemmeno le carceri. Pensate ad esempio alla cella dove è stato imprigionato Marco Polo. E ritengo dunque che sia il posto più indovinato per poter parlare di Cristoforo Colombo».
E ha iniziato a raccontare la storia del genovese più famoso della storia. Da quando ancora ragazzo, curioso del mare e del mondo, proprio dal porto antico si fermava a fantasticare viaggi avventurosi su quelle stesse navi che vedeva arrivare e partire.
E mentre Minella spiegava ai bambini che ancora oggi non sappiamo quale fosse il vero aspetto fisico di Colombo («Dicono che fosse alto, biondo di capelli ma già bianco intorno ai trent’anni, con il naso aquilino...») ogni tanto la voce ben impostata dell’attore Marco Vaccari leggeva un brano del libro: «È il 1485 e Cristoforo Colombo è pronto per il suo viaggio. Ci vorranno sette anni, però, prima di poter realizzare il suo sogno. Servono navi, uomini e soprattutto soldi per finanziare la spedizione. Colombo, rimasto nel frattempo vedovo, inizia a chiedere sostegno alle corti europee. Per primo si rivolge al Paese che lo ospita, il Portogallo. Ma il re rifiuta l’offerta. Non perché non interessino le Indie e le sue enormi ricchezze, ma perché i portoghesi vogliono raggiungere quelle terre passando da levante, cioè a sud dell’Africa, come riuscirà a fare Vasco de Gama». E poi vengono i dettagli sullo storico viaggio. I bambini apprendono così che, subito dopo la partenza da Palos, si era rotto il timone di una delle tre caravelle. E allora Colombo e i suoi uomini si fermarono alle Canarie per farlo riparare. Solo che, forse perché il grande navigatore aveva un debole per Beatrice, vedova del governatore delle Canarie, la sosta durò un mese. E poi il grande balzo verso l’ignoto che cambierà per sempre il mondo occidentale.
Minella non nasconde la cupidigia di Colombo per quanto riguarda l’oro. «Era la sua ossessione - afferma - anche perché sapeva che i reali di Spagna, che avevano finanziato il cinquanta per cento della spedizione, si aspettavano un ritorno economico».
L’oro, in effetti, verrà e anche a vagoni. Tanto da cambiare la faccia dell’economia europea dell’epoca. Ma non negli anni di Colombo. Per cui alla fine il grande scopritore morirà, abbandonato da tutti, nel 1506. Soltanto dopo la Spagna e il mondo intero capiranno davvero la sua grandezza.