La storia dell’olocausto armeno non è più tabù

E finalmente venne. La giornata del ricordo. Anche per il popolo cristiano armeno, massacrato dai turchi novanta anni fa. Un genocidio. Un olocausto, meglio. Così come lo ha definito nel suo libro da storico e da cronista Alberto Rosselli in vendita nelle librerie a 7,50 per Solfanelli editore. Ieri si è celebrata a Palazzo Ducale. Sala del Minor Consiglio gremita di gente. Mica armeni. In Italia ce ne sono 2500. In Francia mezzo milione. Tantissimi genovesi che hanno accolto con entusiasmo l'iniziativa del direttore di Palazzo Ducale Luca Borzani. Un incontro che è un riconoscimento all'opera dell'autore genovese, ma anche al Giornale, il primo a pubblicare la recensione e a raccontare le minacce ricevute da Rosselli. Tanto che a moderare il dibattito è stato chiamato il caporedattore Massimiliano Lussana. Insieme a lui anche il professor Mario Bozzi Sentieri e la professoressa Arslan di Padova, esperta della storia e della tragedia del popolo armeno.
«Occorre raccontare l'olocausto armeno - spiega Rosselli - con pacatezza, chiarezza e coraggio. Il governo turco dovrebbe fare un esame di coscienza come hanno fatto la Germania e il Giappone dopo gli stermini degli ebrei e dei cinesi. Non ho avuto persecuzioni, ma da gennaio a dicembre scorso ho ricevuto 370 lettere minatorie, 600 email e centinaia di sms di messaggi di morte. Per me e per la mia famiglia. E pure per il mio cane. Le definisco seccature, che non mi hanno turbato e che sono poca cosa rispetto a quello che è successo ai cristiani armeni». «È vero - spiega Arslan - del massacro armeno, della persecuzione e del genocidio se ne parlò molto negli anni Venti. Poi tutto fu messo a tacere. Ma è importante che venga riconosciuto dal governo turco. Così come sono stati riconosciuti e non dimenticati i terribili olocausti degli ebrei e di altri popoli».