La storia del duca Vincenzo Shakespeare versione dark

Miriam D’Ambrosio

«Ogni testo che affronto è un testo pieno di domande. Ci lavoro per un lungo periodo. Poi, quando lo spettacolo prende corpo, tende a cambiare, anche dopo il debutto». Simon McBurney, regista e direttore artistico di Complicite, parla del suo «non metodo» nell'affrontare il testo, che non è solo drammaturgia, ma spazio, luce, rumore dei corpi in movimento.
Da questa sera McBurney porta sul palco del Teatro Strehler (fino a domenica, con recita aggiuntiva alle 15 di domani) Measure for measure - misura per misura - di William Shakespeare (nell’ambito del Festival del Teatro d’Europa). Scritto nel 1604, questa commedia è considerata «dark» per la sua spietatezza, l’esaltazione dell’ambiguità della natura umana, il limite sottile tra virtù e perversione, l'opacità dei personaggi, integri nella loro duplicità.
«Misura per misura è una storia e Shakespeare è un poeta piuttosto bravo - dice con ironia Simon McBurney -. Tutte le narrazioni hanno a che fare con un conflitto che arriva a soluzioni, ma le poesie non funzionano così. La poesia ascolta le sensazioni, e le sofferenze umane diventano la parte musicale del testo».
La vicenda si svolge a Vienna, ma nessun nome è austriaco. Il duca si chiama Vincenzo e, per motivi mai detti, decide di ritirarsi temporaneamente dal potere e affidare i suoi compiti al cugino Angelo, uomo di esemplare quanto apparente moralità. Vincenzo somiglia a Iago, la mente perversa dell’Otello, entrambi manovratori di anime, capaci di essere registi di intrecci. Davanti a loro i personaggi crollano, rivelano debolezze o astuzie.
Una danza di uomini e donne schermati (dietro la legge o la virtù), impazziti, preda di un caos che determinano da soli. Un gioco vorticoso e disperato, una trama fitta che «non è pensata come una commedia, ma che ci fa sentire di essere in una commedia - aggiunge il regista (e attore, perché il duca è lui) - in Misura per misura nessuno è sposato, ma alla fine lo sono quasi tutti. Nel frattempo, ci sono un sacco di abusi sessuali».
Angelo, il «viceduca», desidera Isabella, monaca e sorella di Claudio, il malcapitato che ha messo incinta l’amata Giulietta. Nella società sessuofobica descritta da Shakespeare, uno scandalo che mette in moto tutta una serie di tragicomici e grotteschi meccanismi. Claudio rischia la decapitazione per fornicazione al di fuori del matrimonio, ma Isabella può salvarlo se sceglie di concedersi ad Angelo che la ricatta.
Una macchina perfetta di sentimenti annebbiati dalla rabbia, dalla cupidigia, o solo dalla voglia di giocare con i destini altrui. Un potente voyeur questo duca Vincenzo, creato da Shakespeare in «un momento difficile della sua carriera - racconta Simon - quando si facevano avanti giovani drammaturghi a rubargli la scena e mancava il successo di una volta. Shakespeare descrive il senso oscuro della vita e dà angolazioni diverse a tutto, a ciascuno. Alla fine, Angelo il malvagio è, in realtà, il personaggio più commovente, più fragile».