Storia e filosofia dei pirati, i disperati briganti del mare

Un saggio di Gilles Lapouge ripercorre idee <BR> e gesta dei corsari di tutti i tempi

Matteo Sacchi
Pirati belli e ripuliti, con la faccia di Jhonny Depp. Oppure con il sorriso maliardo di Eroll Flynn in Capitan Blood, se la nostra memoria arriva abbastanza indietro. Niente di simile alla realtà storica dei bucanieri, dei fratelli della costa, oppure dei corsari barbareschi che infestavano le coste del Mediterraneo.
Il mito del pirata gentiluomo, «colpa» anche di Salgari e non solo del cinema, ha cancellato nell'immaginario collettivo la realtà di violenza e le durezze che caratterizzavano la vita dei predoni dei mari. Predoni che hanno una storia lunghissima e variegata che non può essere relegata al seicento e alle Antille (che pure furono un secolo e un luogo di elezione). Volendo riprendere il contatto con i fatti e con il milieu ideale che caratterizzava gli equipaggi che innalzavano la Jolly roger (è un modo, di dire non è detto lo facessero davvero) allora è il caso di leggere Gilles Lapouge: Pirati (Excelsior 1881,pagg.214, euro 18,50). E se Lapouge, giornalista che scrive per Le Monde e Le Figaro Littéraire, racconta anche episodi non notissimi come quelli relativi alla repubblica dei pirati ispirata dal capitano Misson fondata in Madagascar e chiamata "Libertalia", la parte migliore del libro è quella che analizza la filosofia e la mentalità pirata. Per usare le parole di Lapouge: «Il pirata è un'uomo insoddisfatto. Lo spazio che gli riservano la società o gli dei gli pare angusto, nauseabondo inospitale. Se ne sta lì buono per qualche anno e poi dice "basta"... Molti uomini sono insoddisfatti. Non tutti però prendono il mare.. Il pirata ci appare più radicale e la sua ribellione più disperata: è quella di un cuore desolato che non si aspetta nulla». Ecco perché il pirata è brutto, cattivo ma indispensabile. Segna un limite e lo infrange, non chiede pietà ma rispetto. Non fa rivoluzioni ma non accetta di correre sul binario della normalità. Essendo inconciliabile con la normalità aiuta inconsciamente a definirla. E ci spiace per jhonny Depp con o senza benda sull'occhio.