Fra storia e leggenda, Torriglia riscopre i Templari

Forse, se lo avesse saputo, il sindaco di Adro non avrebbe insistito più di tanto a collocare quello che la Lega Nord chiama «Sole delle Alpi» su banchi e cestini del nuovo polo scolastico intitolato a Gianfranco Miglio. Infatti quel simbolo, di cui i leghisti si sono appropriati facendone il proprio marchio politico, non è affatto originario delle Alpi, né ha molto a che fare con la sola pianura padana. Quel disegno, invece, anticamente era conosciuto come il «Fiore della Vita» e nell'ultimo millennio era diffuso ovunque in Europa e nel mondo in quanto, pensate un po', simbolo del segreto bancario. In altre parole, più che un'allegoria astronomica o religiosa (presente in tutte le culture, da quella etrusca a quella cinese), dal 1119 in poi nell'uso comune era utilizzato come emblema di protezione e riservatezza nelle operazioni finanziarie. I primi ad adottarlo in questa forma, infatti, furono i cavalieri templari che gestivano appunto l'attività di cambiavalute e di banchieri, «disponendo trasferimenti di denaro in tutto il mondo conosciuto, in particolare a mezzo di lettere di credito presso le commanderie di Terra Santa».
Questa è solo una delle tante curiosità contenute nel libro «Templari a Torriglia - L'anello mancante» di Mauro Casale, appena uscito per i tipi della Sagep. Con questo secondo volume, che prosegue le ricerche storiche già iniziate nel primo libro «Patranico», lo studioso dell'entroterra genovese cerca di mettere a fuoco il glorioso passato di «questa Torriglia ormai trascorsa», rivelando fatti e aneddoti decisamente sconosciuti ai più. Del resto, che Torriglia fosse un avamposto templare sul «Chamino de Lombardia», e cioè sull'antica strada medioevale che collegava il territorio genovese con quello pavese attraverso l'Appennino, lo si è saputo con certezza soltanto in questi mesi grazie agli scavi archeologici che lo stesso Casale ha diretto nel castello di Torriglia. Fibie di cinturoni, punte di frecce, speroni, monete, ceramiche: una lunga serie di reperti che raccontano, passo passo, la vita della «Magnifica Comunità di Torriglia» nel corso dei secoli, a partire dall'anno Mille. Da notare che a Genova l'unica chiesa templare certa è quella di Santa Fede, a Porta dei Vacca, che risulta essere stata fondata dai monaci Lerinesi. E il patrono di Torriglia è proprio Saint Honorat di Lerin. Casale e i suoi ragazzi, tutti volontari che hanno dedicato mesi e mesi del loro tempo lavorando con il coordinamento scientifico dell'Istituto di Cultura Materiale, hanno messo insieme lo storico puzzle che adesso permette loro di avere un'idea più precisa di quanto accadeva sulle verdi colline alle spalle di Genova, quando era una spada a fare la differenza tra la vita e la morte.
Si viene così a scoprire che proprio a Torriglia e dintorni da sempre vi sono i culti di due santi particolarmente venerati: San Bernardo da Chiaravalle e Santa Maria Maddalena. Il primo, fondatore dell'Ordine dei Cavalieri Templari, è santo titolare a Pannesi, a Rossi in alta Fontanabuona, Reneussi in Val Borbera, è festeggiato a Fascia in Val Trebbia, Pizzonero e Vesimo in Val Boreca: tutti insediamenti verso la Lombardia. Del resto, ricorda Casale, in zona viene ancora ricordato l'episodio del viaggio di San Bernardo da Genova a Milano nel 1135. Santa Maria Maddalena, «Apostola degli Apostoli», è invece il personaggio la cui presunta storia è alla base del romanzo «Il Codice da Vinci» di Dan Brown. Secondo questa leggenda, dopo la morte di Gesù fuggì in Provenza con Giuseppe di Arimatea e altri seguaci del Cristo, ove poi morirà. Ebbene, questa santa, celebratissima in Francia, secondo un altro mito popolare, sarebbe passata anche dalla Liguria, fermandosi a Fascia, dove viene tuttora festeggiata. Qui avrebbe lasciato alcune grosse pietre che si sarebbe portata sulle spalle dalla Palestina lungo il suo viaggio di espiazione. Vero o falso che sia, è un fatto che a Santa Maria Maddalena sono dedicate due chiese rispettivamente a Rossi, sotto il monte Lavagnola, e a Barbagelata, nonché due cappelle a Roccatagliata, in alta Fontanabuona, e a Magioncalda, in alta Val Borbera. Nello stesso territorio c'è la chiesa di San Giovanni Decollato, dove si conserva una reliquia della santa. A Monte Carmo esiste poi il Passo della Maddalena, mentre a Barbagelata si trovano anche il fossato della Maddalena e il croso della Maddalena. Sarà pure un caso, ricorda sempre Casale, ma è un dato storico che tra i culti più cari ai Templari vi fossero proprio San Bernardo da Chiaravalle e Sainte Marie Madeleine. A Torriglia esiste un altro culto di origine medioevale, quello dedicato a Sant'Orsola, martirizzata dagli Unni assieme alle compagne vergini sulle rive del fiume Reno. Sant'Orsola è anche la patrona dei commercianti e dei tessitori. E nell'antichità, si legge nel libro, «i lanieri di Torriglia, Pentema e dintorni erano spesso presenti alla stesura di atti notarili della corporazione che riguardavano anche i Colombo, Giovanni (nonno), Domenico (padre), Benedetto e Antonio (zii)». E quindi probabilmente non è una coincidenza che il grande navigatore avesse titolato alle Vergini di Sant'Orsola le isole caraibiche incontrate nel secondo viaggio verso le Americhe. Chissà se nelle attuali Virgin Islands qualcuno conosce la storia che si nasconde dietro la decisione di Colombo di chiamarle proprio in quel modo…
Ma nel libro di Casale non mancano neanche i misteri. Ed ecco, allora, che l'autore introduce le «verità celate», cioè tre storie non scritte che riguardano due storiche famiglie di Torriglia: i Magioncalda e i Casaleggio. L'enigma si nasconde in due quadri, uno si trova nell'oratorio di Donetta, l'altro nella parrocchiale di Torriglia. I messaggi nascosti nei due dipinti si collegano poi ad una misteriosa lapide murata nella stessa canonica di Torriglia e ad una vecchia tela lacerata della Beata Vergine della Mercede, a Casaleggio. Di che si tratta? Chi avrà la bontà di leggersi il libro lo scoprirà da solo.
«Templari a Torriglia - L'anello mancante» di Mauro Casale, Sagep Editori, 95 pagine, 15 Euro.
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