Una storia fatta di carta

Una storia ultrasecolare per un materiale indispensabile, la carta. E, in particolare, quella divenuta famosa ai tempi della Repubblica di Genova, essendo di qualità talmente elevata (realizzata con stracci di lino e canapa era molto solida e l'unica a resistere ai tarli, ndr) da conquistare il monopolio sul mercato europeo. Tra il Cinquecento e il Seicento, infatti, era usata comunemente alle corti e presso le cancellerie di Spagna e Inghilterra. Di quella sapiente tradizione delle antiche cartiere esiste ancora una importante testimonianza nel Comune di Mele e precisamente all'Acquasanta, nel ponente genovese.
L'edificio di proprietà dell'Opera Pia N.S. dell'Acquasanta, a due passi dal Santuario, altro non è che l'antica cartiera Sbaragia, costruita nel 1756, restaurata di recente, e che è divenuta il Centro di testimonianza ed esposizione dell'arte cartaria. All'interno della cartiera, sono illustrate tutte le fasi dell'antica lavorazione con un susseguirsi di macchinari ingegnosi. Dalla vasca all'olandese, utilizzata per tagliare la fibra della carta e renderla omogenea, alla suppressa per la torchiatura, fino alla macchina continua per formare i fogli. Non manca il cosiddetto ballerino, un rullo ricoperto da una griglia metallica con marchi e fregi che era adibito esclusivamente alla produzione di carta raffinata o speciale che richiedeva la marchiatura in filigrana. In pratica, nei vari piani dell'edificio si ripercorre il processo di lavorazione che iniziava con la cernita degli stracci di lino, cotone e canapa, provenienti da località d'oltremare o dal Piemonte e Lombardia, a cui seguiva la crolladura che consisteva nel battere gli stracci su un graticcio per togliere la polvere e ridurli a strisce.
Gli stracci dovevano quindi fermentare e poi essere lavorati in vasche di pietra (le pile, ndr) da martelli e mazze di legno con chiodi che erano azionati da ruote idrauliche, per ottenere una pasta omogenea detta pisto. Nella vasca si immergeva un telaio in legno delle dimensioni di un foglio di carta, con un'anima in rame per dare la forma al foglio e lo si torchiava per eliminare l'acqua in eccesso. Seguiva il processo di asciugatura nello spanditoio all'ultimo piano. Nella sala lisciatura, i fogli erano legati, battuti, divisi per qualità e legati in balle. Le innovazioni a partire dall'800, e la macchina continua in particolare, hanno modificato il processo di lavorazione.
«Il costo del biglietto è 2 euro a persona - spiegano i funzionari del Comune di Mele - e organizziamo le visite guidate con semplice prenotazione telefonica. Il problema è che abbiamo prevalentemente richieste dalle scuole, ma pochi visitatori in estate». Il museo è in via Acquasanta 251 ed è raggiungibile in macchina, uscendo dallo svincolo autostradale di Voltri (A10) e percorrendo la statale del Turchino in direzione Acquasanta, oppure prendendo l'autobus 101 a Voltri e scendendo al capolinea. Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere al Comune di Mele tel. 010/6319042 - 6319043.