La storia incrinò le certezze di Radio Praga

Pubblichiamo ampi stralci del libro «Il compagno scomodo» scritto da Sandro Curzi per Mondadori nel 1996. Il brano è tratto dal secondo capitolo, «Il partito» e ricorda i tempi di Radio Praga.

di Sandro Curzi
«Oggi, in Italia», radiogiornale trasmesso da Praga, \ l’altra cosa importante che feci per il partito, per il Pci. Era una emittente radio che parlava agli italiani emigrati in Germania o in Belgio, avevamo corrispondenti nelle miniere e alla fabbrica della Volkswagen, ma eravamo ascoltati anche in Toscana, nel Sud, nel Friuli. Facevo due o tre volte al mese in aereo la spola tra Roma e Praga. Là trovavo una trentina di redattori, e un clima strano da raccontare perché, ecco lo scandalo a narrarlo oggi, «Radio Praga» il cui solo nome evoca il gulag era tutt’altro che questo. Molti di quelli che lavoravano per «Oggi, in Italia» erano fuggiti dall’Italia nel 1946, perché accusati e forse colpevoli di una guerra civile combattuta senza tregua e senza data di scadenza. Altri erano fuggiti dall’Italia nel 1948: dopo l’attentato a Togliatti avevano impugnato le armi. Eppure quella radio non era una caserma e neanche una stazione di polizia. Avevamo un accordo preciso con il governo di Praga, preciso e ufficiale: ci assegnarono l’uso di una villetta fuori città, che divenne non solo proprietà del Partito comunista italiano, ma di fatto anche una sede extraterritoriale. E posso testimoniare che quella «ambasciata» con annessa radio \ trasmetteva nei giorni dell’invasione cose che a loro (i sovietici, ndr.) non facevano assolutamente piacere. La considerarono, armi alla mano, per quel che fu nei loro confronti: una «radio clandestina», da cui partì l’ultimo drammatico appello, lanciato in cecoslovacco e in italiano. A Praga per il mio lavoro facevo capo a Moranino, un valoroso comandante partigiano condannato all’ergastolo per dure azioni di guerra (sarà poi graziato da Saragat e potrà tornare in patria, dove morirà qualche anno più tardi). \La storia e la politica, come la vita e la realtà, sono fatte di carne, ossa e sangue. Chi in guerra ha sparato non per questo diventa inabile a spartire con gli altri il consorzio umano. \ Qualcuno mi dice che dovrei provare imbarazzo oggi, visto che a «Oggi, in Italia» si faceva propaganda e non informazione e, quindi, dovrei ricordare a ogni mio passo questa sorta di peccato originale. Potrei rispondere che la propaganda la facevano soprattutto altri, Radio Mosca, Radio Varsavia ad esempio. Potrei portare interviste e dichiarazioni trasmesse allora che non avevano il «visto si stampi» di nessun partito comunista, occidentale o orientale. Sarebbero risposte vere, ma misere. Una sola risposta ho da dare alla mia coscienza e a chi oggi mi legge. In quegli anni, a Praga come a Roma, ero sicuro, certo che fosse mio compito raccontare la verità, quella che gli altri nascondevano o distorcevano. Ed ero anche sicuro che la verità da raccontare fosse la mia, la nostra, quella dei comunisti. Ho poi imparato a mie spese, abbiamo imparato con dolore che la verità va sempre cercata, anche e soprattutto quando ci appare evidente. La differenza non è da poco. Ma per nulla al mondo in quegli anni avrei voluto stare dall’altra parte, dove si spacciava verità fasulla tanto quanto se non di più di «Radio Praga». Non ho rimorsi, solo rimpianti: avremmo potuto e dovuto capire prima, crescere prima. Ma solo dalla storia accetto e abbiamo accettato lezioni, da nessuna altra cattedra è lecito impartirle: i fatti, quegli stessi che talvolta hanno messo in ginocchio le nostre certezze, stanno lì a dimostrare e a raccontare che gli altri pulpiti sono tutti al di sotto di ogni sospetto, tutti orfani di verginità morale e politica.