La storia mai scritta riparte dal «Mostro di Bargagli»

Tanto pubblico alla presentazione del libro sui misteri che risalgono alla lotta partigiana

Il romanzo non manca di nulla. Suspance, mistero, efferati delitti. E ancora, indagini giudiziarie insabbiate da poteri forti (politici, sindaci, Anpi), occulti talvolta. Un clima di paura e omertà con in mezzo un assassino e un tesoro da scoprire. Sullo sfondo il mito della lotta partigiana, la Resistenza. La trama si svolge tutta tra Traso, Sant Alberto, il Bosco di Tescosa e Bargagli, naturalmente. A Recco è andato in scena, ieri pomeriggio, presso la sala polivalente, il «Mostro di Bargagli», bestseller dello scrittore-giornalista Giorgio De Rienzo.
Un incontro con l'autore organizzato dall'assessore alla cultura Dario Capurro e animato dal caporedattore del Giornale, Massimiliano Lussana, e dall'attore Mario Peccerini. «Dei 23 omicidi di Bargagli si è parlato fin poco nelle cronache locali», introduce Lussana. E non a caso Francesco, il protagonista del libro che fa il giornalista, non è uno che chiude gli occhi. Anzi, si dichiara fin da subito ben deciso ad «accertare la realtà, anche a rischio di scoprire verità ripugnanti». Una missione per lui, che conta uno zio tra le vittime del mostro. Una delle 23 vittime cadute tra il 1961 e il 1983 a colpi di fucile o trovate col cranio sfondato. Vittime talvolta dai nomi fantasiosi: «Dandanin», l'ex becchino del paese, Gerolamo Canobbio detto «Draghin», 76 anni ed ex partigiano, la «Nini», Cesare Domenico Moresco, detto «Ce». Morti archiviate in un primo momento come accidentali. Ma il protagonista del romanzo è ben intenzionato a intaccare il «silenzio accomodante che circonda la vicenda». D'altra parte, spiega Giorgio De Rienzo, «a Bargagli abbiamo assistito a una cecità assoluta nell'affrontare una vicenda complicatissima. Quello che mi ha incuriosito è che due inchieste giudiziarie si sono insabbiate». E il ricordo va alle proteste e alle dichiarazioni infuocate dei politici e della stessa Anpi che accusavano i magistrati di voler intaccare i valori della Resistenza. Un muro col quale si è scontrato anche De Rienzo perché tutta la documentazione relativa alla lotta partigiana verrà resa pubblica solo nel 2025. Un assurdo per lo scrittore: «Se non si inizia a guardare al passato con lucidità e senza contrapposizioni ideologiche, si commette l'errore di trasformare la storia in mitologia». Un'istanza raccolta dal nostro giornale che annuncia a breve una serie di inchieste, per cercare riportare i fatti alla loro realtà, dal possibile titolo: «La Resistenza tradita».