Storia del noir all’italiana: da «Ossessione» di Visconti a «L’imbalsamatore»

Correva l’anno ’46 quando i critici francesi coniarono il termine «noir» per definire un genere che aveva anche la capacità di definire e inglobare in sé tanti film del passato. La cinematografia americana fu certamente maestra di film noir, i più grandi registi e critici francesi come Truffaut e Godard amarono follemente quelle pellicole, ma gli italiani non furono da meno. E proprio alla cinematografia di casa nostra è dedicata la rassegna del Filmstudio «Il film noir italiano» fino al 19 marzo. Quaranta film in rassegna (rigorosamente in pellicola) percorrono la storia del nostro cinema noir fatta di incursione nel genere di grandi maestri della Settima Arte. E fu Visconti ad aprire la stagione del «noir all’italiana» con Ossessione, che segna anche l’inizio del Neorealismo. Negli anni Settanta nasce in Italia il fenomeno del poliziesco. Per questo genere Fernando Di Leo e Umberto Lenzi sono stati i registi più rappresentativi: La mala ordina di Di Leo (sabato alle 20.30) è considerato oggi uno tra i migliori noir del decennio. Milano odia: la polizia non può sparare di Lenzi (Lunedì alle 22.30), un film spietato, rivalutato dalla critica, con un memorabile Tomas Milian, è tra i film cult per gli appassionato. Napoli violenta, invece, viene considerato il capolavoro di Lenzi (domenica alle 22.30). Tra i registi che si sono misurati con il noir c’è Monicelli, con Un borghese piccolo piccolo (lunedì alle 16) . Nel genere viene ascritto anche Divorzio all’italiana di Germi (domenica 12 marzo alle 20.15), Oscar per la sceneggiatura. Il percorso si chiude con L’imbalsamatore di Matteo Garrone. Ingresso 5 euro, info: 06. 681929 87.