Storia da Oscar: il misantropo che inventò Facebook

Nel film &quot;Social Network&quot; la parabola di Mark Zuckerberg che dal nulla ha creato un impero da miliardi di dollari <br />
<h1 style="margin-bottom: 5px" class="titolo_articolo"><br />
</h1>

E che è «la rete sociale»? Ha dato fastidio, ieri, la copia doppiata in italiano dell’atteso film drammatico di David Fincher, The Social Network, evento speciale alla quinta giornata del Festival romano. Così boati e fischi hanno accompagnato la mattinata, subito recuperata con la proiezione in inglese e, soprattutto, con le divertenti uscite del protagonista Jesse Eisenberg durante il lancio della pellicola. Il film è davvero da Oscar, come si è visto nella versione originale, con le vocine dei giovani geniacci, che nel 2003 hanno inventato Facebook, novità assoluta nelle comunicazioni globali.

Perché qui si racconta esattamente com’è nata la rete dai plurimi contatti. Nei panni dell’intelligente misantropo Mark Zuckerberg, colui che dal nulla ha creato un impero mediatico da un miliardo di dollari, si è calato il ventiseienne Eisenberg, bravo a delineare il profilo d’un asociale ragazzetto universitario ebreo, mollato dalla ragazza (Rooney Mara, che ritroveremo nel prossimo Millennium) giusto in tempo per lasciarlo al Web, cioè la sua vita vera. «Non è che Zuckerberg sia asociale, né credo che abbia tradito la fiducia dei suoi amici. È che l’amicizia non rientra nelle sue priorità. Il film è misogino? No, è che i creatori di Facebook sono tutti uomini», ha osservato l’interprete, scherzando anche sul fatto che sarebbe sua madre a mettere in rete, dal suo blog, notizie sulla possibile vincita di un Oscar da parte del rampollo.

Col suo sguardo tagliente, Fincher illustra la parabola di Facebook, senza mai perdere di vista il lato umano: le amicizie, tradite in nome del profitto; l’isolamento in cui versa Zuckerberg, le dinamiche interne al gruppo operativo, che si spappola perché il danaro arriva subito e tutti lo vogliono. Come ogni successo, Facebook ha molti padri, che questo film fa conoscere tratteggiandone la personalità: c’è l’italiano Eduardo Saverin (Andrew Garfield) e l’americano Sean Parker (la rockstar Justin Timberlake), poi cofondatore di Napster.

Piccoli Paperoni crescono, dunque, e non si arriva a 500 milioni di amici senza farsi qualche nemico, suggerisce il film. «Si tratta di un film complesso, che ha richiesto tutto il mio impegno dice ancora Eisenberg -. Conoscevo Fincher, per aver visto un paio di suoi film, ma non credevo fosse così esigente sul set. Sono ebreo, non ho nemici a Hollywood. Facebook isola? Quando tornavo a casa dal liceo, guardavo la tv da solo. Meglio interagire con gli altri dalla propria stanza. Per Zuckerberg nutro ammirazione: ho scaricato sul mio ipod le sue interviste e, man mano che promuovo il film, me le risento. E non è vero che non ha visto il film, anzi.

So che ha noleggiato un autobus per i suoi dipendenti, portandoli a vedere il film a Palo Alto», conclude Jesse, esternando la sua ammirazione per il creatore di Facebook. «Non l’ho conosciuto e credo che non sia né buono, né cattivo, ma solo un grande leader».