Storia di parate dalla A... alla A

(...) al meglio la chance da titolare che qualche acciacco di troppo di Campagnolo gli ha consegnato tra le mani. Ma di strada Puggioni ne ha fatta tanta, irta, ostica, affannosa: dalle nazionali giovanili alla disoccupazione fino ad arrivare al palcoscenico più importante il passo è stato tutt’altro che breve per questo ragazzone nato a Genova da papà sardo e mamma ligure e cresciuto nelle giovanili della Sampdoria.
All’ombra di gente del calibro di Pagliuca, Zenga, Ferron e Sereni il promettente portierino di scuola-Baiardo si fece tutta la trafila in blucerchiato, dai Pulcini fino alle soglie della prima squadra, a cavallo del Nuovo Millennio. Nel ’99-00, collezionò soltanto una panchina, a Marassi contro il Napoli - finì 0-2 per gli allora partenopei di Novellino -, col numero 24 sulle schiena. Anche a causa di quella sciagurata sconfitta, al termine del campionato, il Doria di Ventura restò in Serie B mentre il 19enne Christian fu mandato a Varese, in C1, a fare la classica gavetta. Con Mario Beretta in panchina e Stefano Sorrentino davanti nelle gerarchie, l’estremo difensore genovese assaggiò il campo in una sola occasione. Tornato alla casa madre, Puggioni dovette fare i conti con la drammatica temperie blucerchiata di quel periodo: la Samp - che versava in condizioni economiche disastrose e s’iscrisse in extremis al campionato - decise di non tesserarlo quale professionista. Svanì un sogno per Christian, che appiedato e padrone del proprio destino-cartellino partì alla volta di Borgomanero, retrocedendo di due categorie rispetto all’avventura varesina.
Tra i Dilettanti, le sue qualità emersero appieno ma da protagonista nel Novarese si ritrovò ancora una volta spettatore senza contratto, disoccupato nell’Equipe Romagna in cerca di una squadra che credesse in un giovane com’era lui. Si fece avanti il Siena: nulla di fatto. Correva il 2002-03 quando - tramite un contatto - tentò allora di trovare fortuna allo Sporting Lisbona, pagando di tasca sua. Ma la trattativa, dopo un periodo di prova in terra lusitana nei Leões di Cristiano Ronaldo, non andò in porto. Inattivo per una stagione e sorretto - anche economicamente - dai genitori, il portiere genovese si rimboccò le maniche e finì così al Giulianova, ancora in C1, dove 18 buone prestazioni gli valsero un ingaggio da parte del più quotato Pisa.
In nerazzurro dall’estate 2004, ecco la svolta: grazie a quasi 600 minuti di imbattibilità, soltanto 5 gol subiti in 19 partite e un rigore parato, Puggioni - recordman in Italia, in Europa, forse nel mondo - si conquistò una maglia da titolare inamovibile e soprattutto le attenzioni di club di rango superiore. Ascoli e Bari si interessarono a lui. Non se ne fece di nuovo nulla; fino a quel record che gli spalancò la porta della Reggina e le porte della Serie A, accarezzata nel 2007 con Mazzarri (3 presenze), abbandonata per una parentesi in prestito a Perugia e ritrovata quest’anno, con la fervida speranza di non mollarla per un po’. In fondo, Christian se lo merita davvero.