Una storia di poveri infelici con un bravissimo Nick Nolte

Prodotto dall'americano Terrence Malick e diretto dal norvegese Hans Petter Moland, Beautiful country è un tipico film da festival (Berlino, 2005) del filone «disgrazie su disgrazie», sottofilone «dopoguerra indocinese», come era Tra cielo e terra di Oliver Stone. Siamo nel 1990. Un ventenne (Damien Nguyen), figlio di una cameriera vietnamita e di un militare americano, lascia la campagna per Città Ho Chi-Minh, l'ex Saigon. Trova la madre, poi parte profugo per la Malesia e quindi sale, col piccolo fratellastro (Tran Dang Quoc), sulla nave dove quest'ultimo morirà per le angherie del capitano (Tim Roth). Occorre pazientare quasi due ore per meritarsi il finale, quando finalmente si trova il padre ormai cieco, un Nick Nolte che vale da solo il resto del film. Esemplare come storia di reietti, Beautiful country ha anche però più intelligenza di quella che pervada questo tipo di vicende e che affiora per esempio nell'incontro dal benzinaio fra il giovane appiedato e il maturo reduce americano mutilato: «Perché mi guardi?» «Per il braccio (monco, ndr). Ne ho visti tanti». «Di dove sei?», «Vietnam... ». «... Monta in macchina».


BEAUTIFUL COUNTRY di Hans Petter Moland (Norvegia/Usa 2004), con Damien Nguyen, Nick Nolte. 125 minuti