Storia di una «première dame» molto snob e un po’ di sinistra

Ex-modella miliardaria, una sfilata di amori, la Bruni alle ultime elezioni ha appoggiato Ségolène Royal

«Un giorno, forse, canterò La mort des amants di Baudelaire». Così disse mademoiselle Carla Bruni Tedeschi in una delle sue interviste colte e raffinate sull’arte e la cultura. Forse sarebbe opportuno avvisare monsieur le president, Nicolas Sarkozy, delle intenzioni della sua nuova fiamma, così, per evitare clamorosi colpi di scena nella storia pubblica di Francia.
Carla Bruni, dunque, femmina fatale, bellissima da mangiarsi le mani, adesso qualcuno vorrebbe scorticarla di insulti, di critiche, di malelingue, cercando di trovare un difetto, roba piccola, tipo unghia incarnita, lobo destro più alto del sinistro, alitosi. Meglio mollare. Carla Bruni resiste a ogni tentativo di aggressione e di imitazione, anche se in verità a guardarla bene (ma non troppo, per piacere) è strabiliante vedere la sua somiglianza con Cécilia, ex madame Sarkozy, entrambe altere, sensuali, raffinate, fredde e inquietanti assieme.
Ma c’è qualcosa che disturba, forse la superbia, forse la boria. Perché una così, italiana verace, torinese di nascita, con papà gommista, nel senso buono, fondatore della Ceat, milionaria industria di pneumatici la cui insegna ti prendeva nell’ultimo chilometro autostradale della Milano-Torino e ti seguiva lungo le rive della Dora, altri tempi, un padre che si dilettava, pensate un po’, con la musica dodecafonica avendo una moglie pianista, una così, dicevo, con gli occhi color del cielo sopra il Monviso, da un po’ di tempo, forse da sempre, fa la franzosa che «ha preso il melone», così definiscono les enfants de la Patrie quelli «con la puzza sotto il naso». Quando deve parlare di noi italiani si lascia andare a un sorrisetto di compassione, il Po non è la Senna, la barbera può anche frizzare ma non è lo champagne, la tour Eiffel poi con la Mole!
Però nome e cognome sono rimasti, almeno quelli, a denominazione di origine controllata, per il resto mademoiselle Bruni è uno schianto, qualunque cosa decida di mettersi a fare. Modella? Da Versace a Christian Dior, da Chanel a Ferrè, da Valentino a Yves Saint Laurent, totale 8 milioni di euro all’anno per sfilare sulle passerelle più illustri dell’alta moda. Amori? Metà di mille, da Mick Jagger a Eric Clapton, dicono Trump e poi il penultimo, Raphael Enthoven, filosofo fascinoso. Una storia, questa, da romanzo e reality show, dipende dalla cultura degli astanti.
Dunque, la Bruni ha una relazione con Jean Paul Enthoven. Costui ha un figlio, Raphael, la cui moglie è Justine Levy, figlia di Bernard Henri Levy, altro filosofo dall’ondame charmant con il quale Carla nostra avrebbe organizzato fughe poco filosofiche ma molto irrequiete. Per la proprietà transitiva, Carla lascia l’usato sicuro e strappa l’amour a Justine. La quale scrive un libro, «Rien de grave», nel quale racconta la storia di una ragazza che si fa rubare il compagno dalla compagna del padre. Qualunque riferimento a fatti e persone è puramente voluto.
Lascio il libro e vengo alla realtà. Carla Bruni ha un figlio, Aurelien, da Raphael, ma non si sposa. Attende, compone, canta, scrive, legge, le passerelle non fanno più per lei, i suoi studi non terminati alla Sorbona vengono confortati dal talento artistico, la musica è una eredità di famiglia, la sua voce è una carezza sensuale, un poeta francese ha detto che ascoltando le sue composizioni ti sembra di percepire il fruscio dei piedi sulle foglie secche o dell’aria appena calda di un bosco.
Forse Nicolas Sarkozy ha sentito tutte queste cose assieme ma ha avuto soprattutto la fortuna e il privilegio di conoscere e intrattenersi personalmente con l’interprete. Agli amici aveva confidato: «A Natale vi farò un regalo incredibile, vedrete con chi mi sono messo!». Monsieur le president, preso dall’euforia dell’amore, dovrebbe davvero sapere con chi si è messo. Il primo maggio scorso la sua dolce italienne Carla stava seduta in prima fila al comizio conclusivo di madame Ségolène Royal. La stessa Bruni si è anche schierata contro alcune proposte del governo (introduzione del dna per gli extracomunitari) ma di fronte al fascino (!) presidenziale ha deciso di tornare a sfilare, all’Eliseo.
Due giorni prima della nascita del bambin Gesù, Carla Bruni festeggerà il proprio compleanno, si prevedono ricchi premi e cotillons. Intanto Sarkozy deve risolvere l’ultima grana della sua ex madame: Cécilia ha iscritto, fuori tempo massimo previo raccomandazioni, il figlio Louis al liceo francese di Londra. Dall’Inghilterra l’onda lunga è arrivata in Francia, dibattiti, denunce, inchieste, polemiche. L’ultimo cd di Carla Bruni si intitola No promises. È scritto e cantato in inglese. Come si dice a Torino, cerea, pardon, come dice mademoiselle Bruni, au revoir.