La storia del ragazzo inventore perfetta ma poco coinvolgente

Impressionanti le cifre che stanno dietro alla realizzazione di questo film d’animazione, il più costoso mai prodotto in Giappone: dieci anni di lavoro, 22 milioni di dollari di budget, 180mila storyboard. Il regista, Katsuhiro Otomo, è lo stesso che sedici anni fa aveva trasformato Akira in un film di culto. Ora Otomo si è spostato nell’Inghilterra dell’Ottocento per raccontarci un’ambiziosa storia sulla Rivoluzione industriale che vuole essere anche metafora dei giorni nostri. Il giovane Ray, soprannominato Steamboy («ragazzo vapore»), figlio e nipote di scienziati, è a sua volta un appassionato inventore. Un giorno riceve dal nonno una misteriosa palla di metallo che si rivela essere il cuore di un inquietante «castello a vapore» e la chiave di accesso a una forza dal potere senza pari. Naturalmente alcune potenti istituzioni faranno di tutto per impossessarsi dell’invenzione e Ray finirà per diventare, tragicamente, un eroe. Complesso film d’animazione quasi per adulti, sorprende per qualità e bellezza dei disegni (un eccellente lavoro di utilizzo della grafica «tradizionale» a due e tre dimensioni unita alla tecnologia digitale), ma delude nell’impianto narrativo, troppo a tesi per riuscire a creare un’identificazione con i personaggi.

STEAMBOY di Katsuhiro Otomo (Giappone, 2004). 126 minuti

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