Storia di Ursu, romeno con tremila auto

Tante denunce ma nessuno s'è mosso. Con una delle sue vetture
un rom uccise
una donna
a Torino. La sua base
in via Padova:
prestava nome
per mezzi usati
in traffici illeciti

L’uomo che possiede 2.870 macchine abitava qui, in questa stradina tranquilla dietro via Padova, e poteva essere fermato. Insieme a lui si sarebbe magari fermata anche una delle 2.870 automobili: la Fiat Bravo che alle 18 della domenica di Pasqua, guidata da un rom ubriaco di ventidue anni, è piombata sulla 146 con due tranquilli coniugi torinesi ammazzando sul colpo la signora Maria Romano, 52 anni. È successo tra Torino e Settimo. Ma la pista di quel che è successo porta a Milano. E racconta una storia che costringe a farsi qualche domanda. Il rom ubriaco che guida la Bravo si chiama Radu Bodganu ed è agli arresti. Ma la sua auto è intestata all’eroe della nostra storia: Micu Ursu, nato a Resita, in Romania, il 4 marzo 1987. Quando i carabinieri hanno interrogato la banca dati della Motorizzazione sono rimasti di sasso. La stampante non smetteva più di sputare fogli, sembrava fosse andata in tilt. Perché Ursu si è intestato, nel corso di questi anni, 2.870 autovetture. «Un fantasma», lo hanno definito le cronache dei giornali. Ma Ursu è tutt’altro che un fantasma. È un uomo in carne e ossa, che ha potuto fare i suoi traffici indisturbato fino al giorno prima della tragedia. La stradina di periferia dove Ursu ha il suo quartier generale si chiama via Bassano del Grappa, ed è l’ultima traversa a sinistra di viale Padova prima della ferrovia. Al numero 28, una dignitosa palazzina di tre piani, Ursu si insedia un paio di anni fa. Ad aiutarlo a trovare casa è la Caritas, che lo presenta al proprietario di un bilocale invitandolo a fare un opera di bene verso il giovanotto. Ma appena ottenute le chiavi dell’alloggio, Ursu si scatena. Nel bilocale arriva una folta delegazione di compaesani: una decina tra uomini, donne e bambini. La pace condominiale va a farsi benedire. Una qualunque storia di convivenza difficile tra italiani e stranieri se non fosse per un dettaglio di cui i vicini di Ursu si accorgono in fretta: nel bilocale ha sede uno strano business. Nella casella della posta arrivano ogni giorno decine e decine di raccomandate. Tutte multe. Ursu ride e butta via tutto. Cosa succede? Succede che il 12 giugno 2006 Ursu è andato in camera di commercio è ha aperto una sua ditta individuale. Oggetto dell’attività: commercio ingrosso e dettaglio di autoveicoli, sede in via Bassano del Grappa. Nessuno si è chiesto come faccia un romeno di diciannove anni appena arrivato in Italia a lanciarsi così nel mondo degli affari. Sta di fatto che a Ursu e alla sua ditta iniziano a venire intestati montagne e montagne di auto. In via Bassano, di queste auto non si vede neanche l’ombra: perché la verità è che Ursu è semplicemente un prestanome in grande stile, che si fa pagare per intestare a se stesso auto utilizzate per traffici di ogni genere, dai furti organizzati, al traffico di rame, all’immigrazione clandestina. I condomini di via Bassano del Grappa vanno in commissariato e dai carabinieri, raccontano quello che accade sotto i loro occhi, ma non trovano nessuno che dia loro retta. «Andate da qualche giornale», è il consiglio che si sentono dare. Gli affari di Ursu proseguono indisturbati. Poi, sabato scorso, accade qualcosa che sconvolge gli equilibri della banda. Ursu e i suoi amici raccolgono in fretta e furia le loro cose, le caricano su un furgone e spariscono nel nulla. Il giorno dopo la Bravo guidata da Radu Bodganu salta sulla corsia opposta e uccide la povera signora Romano.