Gli storici tedeschi: «Ora Grass racconti tutta la verità»

da Berlino
«Da quell’uomo non comprerei mai un’auto usata». A pronunciare questo giudizio, è un personaggio autorevole e solitamente misurato come Joachim Fest nei confronti di Günter Grass, fino pochi giorni fa icona della coscienza morale tedesca: è il segnale di una condanna collettiva, l’abbattimento di un monumento nazionale. A spingere Fest, massimo storico del nazismo, a pronunciare parole così severe non è solo il ritardo con cui Grass ha rivelato il suo passato nelle SS ma anche il sospetto che neppure ora dica tutta la verità sui suoi trascorsi giovanili.
In una serie di interviste, a Bild Zeitung, a Spiegel on-line, a Netzeitung, Fest definisce «poco credibile» la versione di Grass sia sul suo reclutamento obbligato nel corpo scelto delle Waffen-SS, sia sul fatto che non avrebbe mai sparato un solo colpo. E sulla stessa linea sono tutti gli storici che all’indomani dello «scandalo», cercano di rispondere alla domanda: chi è veramente Günter Grass? Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, lo storico Michael Jeismann ricorda che nel marzo del ’45 la divisione Frundsberg, di cui Grass faceva parte, fu scelta per un compito che richiedeva cieca obbedienza a Hitler: quello di proteggere fino all’ultimo il Führer e di garantirgli con le armi un corridoio di fuga per lasciare il bunker e mettersi in salvo in una regione a sud di Berlino non ancora occupata dai sovietici. Per assolvere questo compito, la divisione dovette affrontare vari scontri a fuoco con l’Armata rossa, tutti documentati. Il 16 aprile del ’45, la divisione fu circondata dai russi nella regione Cottbus-Spremberg ma rifiutò di arrendersi e riuscì a spezzare l’accerchiamento combattendo casa per casa. «La carneficina finì solo quando gli uomini della Frundsberg, dopo un’estrema resistenza durata fino all’8 maggio, furono catturati dagli americani nella foresta di Tangermünde». Di qui le perplessità sul fatto che in quelle circostanze infernali Grass non abbia sparato neppure un colpo.
Un altro storico, Ralf Georg Reuth, sulle colonne di Bild Zeitung ricostruisce le imprese della divisione dalla primavera del ’44 all’aprile del ’45, il periodo in cui il futuro premio Nobel militò nelle sue fila. Operazioni nelle Ardenne contro la resistenza locale, combattimenti in Normandia dopo lo sbarco alleato in luglio, trasferimento sul fronte orientale dove fu impegnata in una serie di battaglie sull’Oder e a Stettino, infine distaccamento a Berlino per salvare il Führer. Imprese che comportarono un notevole spargimento di sangue e rendono difficilmente credibile la versione di un Günter Grass sempre lontano dalla linea di fuoco.
Secondo Fest forti sono i dubbi che l’arruolamento nelle Waffen-SS sia dovuto a circostanze casuali come lo scrittore ha raccontato nella sua clamorosa intervista. Fest ammette che nel ’44 il reclutamento in quel corpo di fedelissimi non era più solo volontario ma non lo convince la versione di Grass secondo cui l’arruolamento gli fu praticamente imposto dopo che fu respinta la sua domanda per entrare nei sommergibilisti. «Nel ’44 - dice Fest - in Germania tutti sapevano chi erano le Waffen SS e cosa facevano. Per evitare di essere arruolati d’ufficio c’era un trucco che tutti conoscevamo: chiedere di essere arruolato come volontario nella Wehrmacht, l’esercito regolare. Così feci io e così fecero molti miei compagni». Günter Grass, invece, non chiese di diventare volontario nella Wehrmacht e si ritrovò (così racconta) costretto a indossare l’uniforme di una divisione che secondo lo storico Heinz Höhne era la più fanatica e brutale tra le divisioni delle Waffen-SS, il cui motto era «pronti a dare la morte e a ricevere la morte». Nell’aprile del ’44 la divisione era comandata da Karl Fischer von Treuenfeld, tristemente famoso per aver ordinato in un solo giorno la fucilazione di 1.300 cecoslovacchi all’indomani dell’attentato a Reinhard Heydrich.
Da parte sua, Grass cerca riparo dalla tempesta che l’ha investito dopo l’intervista rilasciata alla Faz. «Si tratta certamente - ha detto all’agenzia tedesca Dpa - del tentativo di qualcuno di fare di me una persona non grata. Per questo mi conforta che vi siano stati anche punti di vista divergenti. Spero che alcune delle persone che hanno espresso quei commenti leggano con attenzione il mio libro».