Storie di ipocrisia e salvezza

L’Australia è la patria - oltre che di Colleen McCullough, indimenticabile autrice di Uccelli di rovo e di massicci romanzoni storici - anche di Patrick White, coltivatore di terre, allevatore di cani schnauzer, premio Nobel per la letteratura nel 1973, e autore, tra l’altro, di Passeggeri nel carro e di un epistolario notevole.
Per molto tempo trascurato dalla nostra editoria, ora di White è disponibile La mano di una donna (Capelli editore, pagg. 96, euro 12, trad. Simone Garzella): crudele racconto di una coppia ormai anziana - al cui interno tutto è sempre stato deciso da una moglie con la mania del controllo - che favorisce la costituzione di un’altra coppia. Entrambe finiranno male.
Australiana era anche Christina Stead, di cui è appena uscito Il piccolo hotel (Adelphi, pagg. 206, euro 18, trad. Franca Cavagnoli). Quello del titolo è il minuscolo hotel di Madame Bonnard sulle rive del lago Lemano, dove diversi personaggi - uomini e donne di tutte le nazionalità - si rifugiano in attesa che il mondo, appena uscito dalla Seconda guerra mondiale, assuma una fisionomia meglio definita: ma forse questa attesa è solo una scusa per non tornare a casa. Da una delle scrittrici preferite da Saul Bellow, un romanzo cosmopolita e vecchio stile, piacevolissimo.
Verso mezzanotte (Frassinelli, pagg. 270, euro 18, trad. Franca Cavagnoli) di David Malouf è invece una raccolta di racconti che dell’Australia, patria dell’autore, conservano il sentimento delle lunghe distanze e degli immensi spazi dove è possibile, come in Patrick White, ricongiungersi con una natura aspra, ma priva delle umane ipocrisie.