Storie sataniche

Posso (finalmente) svelare un fatto riguardante Joseph Ratzinger e Karol Wojtyla. Nell'autunno 2004 alla Fiera di Francoforte fu anticipato il nuovo libro di Karol Wojtyla, Memoria e identità, della Rizzoli, con flash scioccanti perché l'editore, alla presenza del capo della sala stampa vaticana, puntava a richiamare l'attenzione sul volume. Così incautamente si volle far passare l'idea che il papa riabilitasse il comunismo. Il giorno dopo infatti tutti i quotidiani titolavano sul Papa che - a loro dire - giudicava il comunismo come «male necessario» e «utile», quasi come fosse una medicina dal sapore sgradevole, ma salutare e benefica per l'umanità. Idea fuorviante e falsa. Così, incredibilmente, l'uomo che aveva dato voce alla «Chiesa del silenzio», l'uomo che la stampa italiana per anni aveva bollato come anticomunista viscerale e integralista, l'uomo che i regimi dell'Est consideravano il nemico pubblico numero 1 e che cercarono di eliminare fisicamente, l'uomo che fece irrompere all'Est il grande vento della libertà, alla fine dei suoi giorni veniva fatto passare per una sorta di Bertinotti finalmente rivelatosi.
Fu un'ingiustizia verso quel grande testimone di Cristo, anche considerate le sue condizioni penose e ormai terminali e, da parte dei funzionari vaticani che avallarono questa strana anticipazione, fu un'imprudenza abbastanza grave. Lo stesso Avvenire - pur fra mille prudenze - manifestò qualche imbarazzo. Capii che qualcosa non aveva funzionato nella macchina vaticana grazie a una circostanza fortunata.
Giusto in quelle ore infatti stavo in un luogo a stretto contatto, per due giorni, con il cardinale Ratzinger. Potei parlare con lui a lungo e fra l'altro gli chiesi di quell'anticipazione: vidi anche nel suo volto un'espressione molto sorpresa. Mi disse che quel libro non esisteva e che quindi trovava curiose quelle anticipazioni, oltretutto così clamorose, mi spiegò che erano solo degli appunti di antiche conversazioni private che avrebbero dovuto essere rivisti e riscritti e mi parve di capire che lui stesso aveva ricevuto rassicurazioni dall'appartamento pontificio che il libro sarebbe stato tutt'altra cosa.
È ovvio che il Papa non poté lavorare alla stesura di quel volume, considerato il suo stato di salute. Peraltro - anche se sulla copertina verrà scritto curiosamente «Giovanni Paolo II» come autore - non si deve considerare il volume come testo del magistero, scritto dal Pontefice: è un libro di memorie personali di Karol Wojtyla, che dunque non impegna il suo ministero. Distinzione molto importante nella tradizione cattolica.
Il libro è poi uscito nel febbraio 2005, quasi in coincidenza con la morte del Papa. È un libro davvero bellissimo, una suggestiva e profonda interpretazione del XX secolo. Non ci sono equivoci: il comunismo come il nazismo è collocato da Wojtyla fra le ideologie del male di origine satanica. Senza sconti (neanche alle ideologie nichiliste di oggi che attentano alla vita). Ma il libro, che pure ha avuto gran successo di vendite, non ha fatto alcun clamore sui giornali. Nessun titolo di prima pagina, nessuna anticipazione per le dure parole sull’aborto. Nulla di paragonabile a quella confusa anticipazione autunnale.
In cui stupiva non solo la (presunta) «riabilitazione» del comunismo (inesistente, come si è visto), ma ancor più la sua cornice teologica. Infatti dopo il noto passo sul comunismo come «male in qualche modo necessario al mondo e all'uomo» si diceva che «in certe concrete situazioni dell'esistenza umana il male si rivela in qualche misura utile in quanto crea occasioni per il bene». E qui si citava un passo in cui Goethe «qualifica il diavolo» come «una parte di quella forza/ che vuole sempre il male e opera sempre il bene».
C'è di che trasalire a sentir dire che Satana opera il bene. La frase infatti esprime bene la visione gnostica di Goethe, per il quale Dio e il diavolo erano due facce della stessa medaglia, due volti della stessa entità, ma è del tutto opposta alla dottrina cristiana, anzi assolutamente blasfema. Infatti subito dopo il Papa citava san Paolo («vinci con il bene il male») ed evidentemente erano le parole dell'Apostolo quelle che esprimevano la sua convinzione, non certo quelle di Goethe. Le quali però - a causa della semplificazione dell'annuncio autunnale - hanno aggiunto all'equivoco politico pure un equivoco teologico. Colossale.
La settimana scorsa Benedetto XVI ha pronunciato l'omelia per la festa dell'Immacolata e non è sfuggito a Sandro Magister - vaticanista dell'Espresso - che Ratzinger ha citato esattamente lo stesso passo del Faust ma «rovesciandone» l'interpretazione rispetto a quella attribuita a Giovanni Paolo II. Ecco le parole di Benedetto XVI: «Noi pensiamo che il male in fondo sia buono, che di esso, almeno un po', noi abbiamo bisogno per sperimentare la pienezza dell'essere. Pensiamo che Mefistofele - il tentatore - abbia ragione quando dice di essere la forza “che sempre vuole il male e sempre opera il bene” (Goethe, Faust, I, 3). Pensiamo che patteggiare un po' col male, riservarsi un po' di libertà contro Dio, in fondo, sia bene, forse sia addirittura necessario. Guardando però il mondo intorno a noi, possiamo vedere che non è così, che cioè il male avvelena sempre, non innalza l'uomo, ma lo abbassa e lo umilia, non lo rende più grande, più puro e più ricco, ma lo danneggia e lo fa diventare più piccolo».
Si deve concluderne che Benedetto corregge Giovanni Paolo, come sembra suggerire Magister? Io credo di no, è chiaro che il pensiero di Wojtyla su un argomento di dottrina così decisivo coincideva con quello espresso da Ratzinger. Penso però che l'anticipazione del libro Memoria e identità abbia creato un colossale equivoco e sinceramente, anche se il contesto del libro rende tutto più chiaro, quell'evocazione di Goethe è davvero infelice, oltretutto Wojtyla non era un lettore di Goethe e dunque sarebbe interessante sapere da chi viene la citazione. Che sarebbe stato meglio non fare e non anticipare così da costringere poi a riportarla nel libro.
D'altra parte Ratzinger aveva già citato quel passo di Goethe, stroncandolo, in un suo libro uscito prima delle anticipazioni di Memoria e identità. Lo riportai in un mio articolo su queste colonne quando scoppiò la polemica sul «male necessario». Scriveva il cardinale: «Il male non è affatto - come reputava Hegel e Goethe vuole mostrarci nel Faust - una parte del tutto di cui abbiamo bisogno, bensì la distruzione dell'Essere. Non lo si può rappresentare, come fa il Mefistofele del Faust, con le parole: “io sono una parte di quella forza che perennemente vuole il male e perennemente crea il bene”. Il bene avrebbe bisogno del male e il male non sarebbe affatto realmente male, bensì proprio una parte necessaria della dialettica del mondo. Con questa filosofia - aggiungeva Ratzinger - sono state giustificate le stragi del comunismo, che era edificato sulla dialettica di Hegel vòlta in prassi politica da Marx. No, il male non appartiene alla “dialettica” dell'Essere, ma lo attacca alla radice». Mentre «Dio è pura luce e pura bontà» (Fede, verità, tolleranza).
Quando uscì quel mio articolo, un tal Gravagnuolo sull'Unità mi qualificò di «antipapa» con altre carinerie. Non studiano, certi comunisti, e così non capiscono di cosa si parla: inutile raccomandare loro la lettura di Ratzinger (e di Wojtyla). Pensano solo alla propaganda. E a giustificare una storia orrenda.
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