Storie di STORIA

Da sempre nel corso dei secoli autori di ogni nazionalità si sono sbizzarriti nel voler confezionare addosso al più grande navigatore di tutti i tempi, Cristoforo Colombo, un'identità diversa dalla sua. Fu egli stesso, nello scrivere il suo testamento olografo, ad affermare senza alcuna possibilità di dubbio di essere «nato a Genova». E suo figlio Fernando, scrivendo a sua volta le «Historie», disse senza tante perifrasi che suo padre nacque a Genova anche se a contendersi l'onore di avergli dato i natali sono centri dell'area genovese come Quinto, Nervi, Bogliasco e Cogoleto.
D'altra parte, e anche questo è incontestabile, già ai suoi tempi Colombo era conosciuto e pubblicamente citato come «genovese». Senza poi citare gli studi di Paolo Emilio Taviani e i documenti originali trovati dal professor Aldo Agosto nell'Archivio di Stato di Genova.
Basta questo, però, per chiarire una volta e per tutte l'origine di colui che ha traghettato l'Europa dal Medio Evo all'Era Moderna? Chiaramente no. Troppo ambito è l'obiettivo di mettere in un angolo la storia degli storici per rimpiazzarla con le ipotesi più o meno grossolane di giornalisti in vena di scoop epocali o di dilettanti di storiografia che vorrebbero acquisire un qualche merito accademico sostenendo che il Navigatore per eccellenza sia nato nel loro Paese.
A metà tra gli uni e gli altri, nel senso che è tanto un giornalista quanto un professore universitario, si pone José Rodrigues Dos Santos, 43 anni, portoghese nato in Mozambico, il quale l'anno scorso ha pubblicato in Italia per la Vertigo Edizioni srl di Roma, il thriller «Il Codice 632». Si tratta in effetti del libro «Codex 632» pubblicato nel 2005 in Portogallo dalla casa editrice Gradiva e poi tradotto da Valentina Nardi in italiano. Ormai, dopo l'exploit mondiale di Dan Brown con «Il Codice da Vinci», in libreria è tutto un fiorire di Codici di ogni genere. E il libro di Dos Santos non si distacca affatto da questo genere. Tuttavia il nostro non fa parte dei millantatori o dei romanzieri dell'ultima ora. Professore all'Università Nova di Lisbona, per due volte è stato direttore dell'Informazione della Televisione Pubblica portoghese e al suo attivo appaiono quattro saggi e quattro romanzi tradotti in diverse lingue. Senza dimenticare i premi giornalistici ottenuti, tra i quali tre della prestigiosa CNN. Non solo: fedele al detto che «se vuoi dire qualcosa di vero oggi è meglio scrivere un romanzo altrimenti non ti crede nessuno», Dos Santos premette nella seconda di copertina che il suo libro «è basato su documenti storici autentici». Insomma, schiacciando l'occhiolino al lettore, il nostro è come se dicesse «è un romanzo, ma tutto basato sulla verità dei fatti».
Perché, allora si domanda l'Autore, il Grande Navigatore nel corso della sua vita si fece chiamare in molti modi, ma mai Colombo? Perché, se era di modeste origini, si sposò un'aristocratica portoghese come Donna Filipa? E come mai, sostiene sempre Dos Santos, «la sua firma cabalistica include la principale preghiera giudaica, rinnega Cristo e dice 'cancellate il mio nome'»? A prescindere dalle eventuali risposte che si potrebbero fornire a queste domande, il tutto ci porta nel contesto di un romanzo dove si racconta la storia di un professore universitario, Tomàs Noronha, il quale da un giorno all'altro si trova immischiato nella ricerca di un misterioso documento (appunto il Codice 632) per conto della American History Foundation di New York, un'organizzazione no profit che però nasconde un fine molto segreto: è stata fondata da italiani (che assomigliano molto ai mafiosi) e si muove per evitare che qualcuno possa dimostrare, ma guarda un po', che Colombo non fosse italiano. Il professor Tomàs si presta perché, avendo una figlia mongoloide che ha bisogno di un'operazione molto costosa, Margarida, ha bisogno di contanti e subito. Per cui duemila dollari a settimana più le spese pagate, oltre a mezzo milione di dollari a lavoro finito, gli sembrarono un'offerta da non poter rifiutare. Solo che non sapeva ciò che John Savigliano, ambiguo presidente dell'American History Foundation, aveva in serbo per lui. Come, per esempio, una incredibilmente procace e disinibita studentessa svedese che aveva il compito di sedurlo per tenerlo sotto controllo. Storia che finirà per avere conseguenze nel suo rapporto con la moglie Constança. Insomma, il buon Tomàs si mette alla ricerca del documento nascosto dal defunto professor Toscano, anche lui italiano affiliato alla cosca degli psuedo storici. Non voglio aggiungere altro perché rovinerei al lettore l'emozione della lettura, tuttavia alcune considerazioni mi sembrano doverose. Prima di tutto il professor José Rodrigues Dos Santos pesca a piene mani nel folclore italo-mafioso accusando i conterranei di Colombo di voler nascondere a ogni costo, compreso il crimine più efferato, la presunta non italianità di Colombo. Secondo, l'invenzione letteraria di un fantomatico documento che rivelerebbe chissà quale verità sul Grande Navigatore, anche se contrabbandata in un romanzo, non regge comunque alla prova dei fatti. Premesso questo, il libro è gradevole, ben scritto e conserva la necessaria suspense che un thriller deve avere per definirsi tale. Ma la storia è un'altra cosa…
«Il Codice 632», Josè Rodrigues Dos Santos, Vertigo Edizioni srl, Roma, 2007, Euro 18,50.