In strada con gli angeli custodi di quartiere

Si danno appuntamento tutti i pomeriggi ai giardinetti dietro la stazione metropolitana di Crescenzago. Il luogo di ritrovo è una panchina che serve per programmare il turno: sei ore a girare per le strade e i tunnel più bui per allontanare i malintenzionati e aiutare i cittadini del quartiere a sentirsi sicuri. Non hanno proprio l’aspetto degli xenofobi arrabbiati. Gli «angeli custodi» di via Palmanova sono pensionati, tutti ex appartenenti alle forze dell’ordine: «Siamo poliziotti, carabinieri, membri della polizia penitenziaria, vigili urbani. Abbiamo deciso di mettere il nostro tempo libero a disposizione della sicurezza di Milano». Ore 17, la ronda può cominciare. Giubbotto, berretto e ricetrasmittente in mano, inizia la passeggiata lungo i binari della ferrovia. Passeggiata autorizzata dal Comune, al quale, infatti, gli ex poliziotti presentano un rapporto settimanale. «Camminiamo nelle zone più pericolose - spiega Biagio -, noi ci limitiamo a osservare e, con la nostra presenza costante, a fare da deterrente. Se vediamo che qualcosa non va, chiamiamo il 113. Interveniamo direttamente solo nelle situazioni meno gravi, nelle quali è sufficiente il dialogo». Da quando hanno preso a cuore la sicurezza di Crescenzago, la situazione della zona è migliorata. «Fino a pochi mesi fa - continua Vincenzo, barba bianca ma grinta da ragazzino -, queste aiuole erano prese d’assalto dagli zingari. La farmacia accanto ai giardinetti subiva di continuo rapine e incursioni. Adesso i rom sono andati via. Qualche volta tornano per borseggiare i pendolari, ma molto spesso li becchiamo». La ronda continua all’interno di uno dei tunnel che collegano le due sponde di via Palmanova. È stretto, buio, completamente ricoperto dai graffiti. Ma è fondamentale per attraversare la strada. Gli zingari lo sanno e si appostano ad aspettare. Due piccoli rom sono fermi sulle scale che conducono all’uscita del sottopasso. «Li abbiamo visti pochi minuti fa - continua Angelo -, avevano cercato di strappare il cellulare a una vecchietta». Si accorgono del controllo e scappano via. Salgono sulla prima metropolitana e se ne vanno in direzione Gessate. «Ormai ci conoscono - spiega Biagio -. Proprio a questo serve la nostra presenza, a scoraggiare i malintenzionati. Sappiamo che si spostano soltanto, ma almeno qui il problema lo risolviamo». La tappa successiva è il secondo tunnel. Ancora più angusto e pericoloso del primo per via di un cantiere che lo rende strettissimo. «Una persona potrebbe rimanere intrappolata. Noi facciamo su è giù di continuo per evitare problemi. Di recente abbiamo anche chiesto che sia installata una telecamera. Anche perché non molto tempo fa proprio qui tre nostri colleghi sono stati sequestrati e minacciati da una decina di rom». I residenti di Crescenzago sembrano apprezzare il lavoro dei poliziotti in pensione. Ogni incontro si trasforma in un saluto e in un sorriso. «I cittadini sono arrabbiati. Hanno paura soprattutto degli zingari, di tutti quei disperati che vivono nelle baraccopoli - prosegue Vincenzo -. Quando siano riusciti ad allontanarli da qui ci hanno ringraziati. E qualcuno ci ha anche chiesto di partecipare ai nostri giri. Io personalmente ho deciso di cominciare quando ho iniziato ad aver paura di uscire con mia moglie. Non è possibile vivere nell’insicurezza». «Nonostante tutto noi crediamo nel dialogo - gli fa eco un compagno -, con queste persone cerchiamo di parlare in modo pacifico. Ma se non vediamo alcun risultato questa convivenza non l’accettiamo più». Il giro prosegue davanti alla farmacia. «Da quando questi signori controllano la zona ci sentiamo più sicuri - ammette Marilena, farmacista -. I cittadini, soprattutto mamme e anziani, si sentono protetti. Le persone che fanno queste ronde sono educate e gentili. E soprattutto aiutano le gente in difficoltà». A testimoniarlo è l’ennesimo sorriso che chiude il turno. Anche per oggi gli «angeli custodi» hanno protetto Crescenzago.