La strada che indica il Nord

Vita dura per l’elettore di centrodestra. Doppiamente dura. Come cittadino che ha a che fare con Vincenzo Visco il quale intanto gli mette il naso nelle tasche e poi si prepara ovviamente a metterci anche le mani. Per ora tutti vigilati nei conti correnti come tanti soldatini, poi si passerà all’aumento delle tasse. Ma vita dura ce l’ha anche come elettore della Casa delle libertà, avendo quasi vinto le elezioni, sembra che le abbia perse alla grande. Ognuno va dove gli pare. Un giorno sì e un giorno no escono dichiarazioni, programmi e manifesti dove spesso la cosa più consistente è la grammatura della carta. Chi dice espressamente e chi dice tra le righe che il problema è ancora Berlusconi. Nel frattempo non viene fuori un’idea neanche a pagarla a peso d’oro. Da dove ripartire? Non c’è da cercare troppo, basta andare a vedere quello che hanno detto gli elettori nelle ultime elezioni politiche. Hanno detto loro da chi e da dove ripartire. Sul da chi la cosa è piuttosto chiara, perché la rimonta del centrodestra fino alla quasi vittoria ha nome e cognome: Silvio Berlusconi. Questo, ovviamente, è per lui una responsabilità grande perché vuol dire che può e deve rilanciare un progetto di opposizione. Ma gli elettori del centrodestra hanno detto anche da dove ripartire (almeno in senso geografico). Si tratta certamente del Nord, in particolare di due regioni, in particolare ancora di una regione e di una città: Lombardia e Milano. Da notare che anche a Milano molta della vittoria è dovuta allo stesso nome e cognome al quale è dovuta la rimonta alle elezioni politiche.
Fa bene Roberto Formigoni a chiedere lo statuto speciale per la Lombardia e fa bene a cercare un accordo con questo governo per poterlo ottenere. Con poteri speciali la Lombardia può divenire a tutti gli effetti, insieme a Milano, l’ideale programmatico per tutto il centrodestra italiano. Cioè in altre parole Formigoni fa bene a fare gli accordi con Prodi (e fa bene anche la Moratti) perché avere poteri speciali è lo strumento per dimostrare un programma politico diverso da quello di Prodi e per mandarlo a casa il più velocemente possibile.
Certo, l’opposizione nazionale è importante. È fondamentale e ancor prima doverosa. Ma nella coltre di nebbia nella quale ormai siamo in Italia, dove si fa difficoltà a capire le parole della politica, poter mostrare realizzazioni concrete in una parte del Paese così importante come la Lombardia è il miglior linguaggio possibile, a tutti gli effetti. Sono le parole più comprensibili.
Non c’è contraddizione, notare bene, tra il fatto che Berlusconi rimanga ad oggi l’unico collante possibile della Casa delle libertà e il fatto che si debba ripartire da Milano e dalla Lombardia. Sarebbe infatti un errore quello di considerare che lo si possa fare senza Berlusconi. Ad oggi non si può. Per il domani bisogna rivolgersi a maghi, taumaturghi o profeti.
La Lombardia ha dimostrato, in questi anni, di voler percorrere un sentiero preciso. Quello di dare in mano ai cittadini il controllo e il giudizio della qualità di alcuni servizi fondamentali: sociali, sanitari e della formazione. In Lombardia è stato fatto l’esatto contrario di quanto pensano sia da fare rispettivamente i ministri Bindi, Turco e Fioroni. E questa è la strada da seguire perché l’Italia ha bisogno, se sarà possibile farlo, dotarla di queste liberalizzazioni vere che vedano i cittadini, le associazioni, le famiglie e le imprese libere di rispondere ai cittadini senza passare sempre attraverso le istituzioni e attraverso il consenso dello Stato centrale. A Milano e in Lombardia tutto questo è possibile ed è un bene che l’ex presidente del Consiglio oggi sia consigliere comunale.