Strada, un incidente su due è causato da un ubriaco

Allarme sicurezza sulle strade italiane: ogni giorno quindici persone perdono la vita, quasi 900 rimangono ferite. Il deterrente dei punti non funziona più. In sei mesi aumentate del 30% le multe per guida in stato d’ebbrezza. Ma non si possono accusare i pirati di omicido volontario

Milano - Seicentodiciassette incidenti, 15 morti e quasi 900 feriti al giorno. Numeri da guerra, bilanci di un’«ordinaria» strage quotidiana che nemmeno i bollettini di quel terrorismo che terrorizza il mondo riescono a superare. In Italia, le «armi di distruzione» viaggiano su due e quattro ruote. E i killer, troppo spesso, hanno gli occhi annebbiati e le mani tremolanti, dell’ubriaco. Nel primo semestre dell’anno sono stati 195.579 gli automobilisti controllati con la strumentazione per misurare il tasso di alcol in corpo; erano stati 104.723 nei primi sei mesi del 2006. Parallelamente, sono anche aumentate le contravvenzioni per guida in stato di ebbrezza: 21.658 contro 16.638 (+30,2%) e quelle per guida sotto l’effetto di droghe (+19%). L’effetto punti è durato poco, giusto i primi due-tre anni. Poi escamotage vari («Eccesso di velocità? E stato mio nonno ottantenne»; «rosso non rispettato: avevo prestato la macchina al mio amico svizzero»), ritardi burocratici, e crediti riacquistati «corrompendo» lo Stato versando qualche soldo in più di multa, hanno vanificato il deterrente.

I numeri - anche se risalgono al 2005 - non ammettono repliche: quasi il 50 per cento degli incidenti è dovuto all’abuso di alcol o di droghe. Dati forniti dall’associazione per i diritti del cittadino «Codici».

Un’emergenza che fa passare in secondo piano il bilancio più leggero di quest’ultimo weekend in cui si sono registrati «appena» 34 incidenti con 36 vittime, quattordici in meno rispetto alle cinquanta dello scorso anno.

In attesa dell’approvazione definitiva del disegno di legge presentato dal governo in materia di sicurezza stradale, il procuratore capo di Torino Marcello Maddalena prova a rintuzzare le critiche di Roberto Cota, vice capogruppo alla Camera e segretario nazionale della Lega Nord Piemont. Che ha attaccato le toghe auspicandosi dalla magistratura sentenze più severe. «È difficile seguire la strada dell’omicidio volontario - ha spiegato ieri il magistrato -. Non posso e non voglio entrare nel merito dei procedimenti aperti dai miei colleghi (a Bologna e a Pinerolo ci sono stati gli episodi più recenti, ndr) ma devo osservare che la tesi prevalente, in questi casi, è quella dell’omicidio colposo. Intendiamoci, un pubblico ministero può anche ipotizzare la volontarietà, ma poi, in genere, sono i tribunali a dargli torto».

«In teoria - spiega Maddalena - è possibile ritenere che si tratti di un omicidio con dolo eventuale. In altre parole, il conducente accetta il rischio di investire e di uccidere qualcuno. In genere, però, nelle sentenze si preferisce parlare di colpa cosciente: l’esempio è quello del guidatore che sfreccia a duecento all’ora confidando che la propria abilità al volante non produrrà incidenti. Oppure, come spiegava il professor Marcello Gallo agli studenti delle Facoltà di legge, quello del lanciatore di coltelli che ferisce involontariamente il suo bersaglio umano».

Ma non è solo questione del troppo alcol in corpo. Le statistiche che arrivano dall’Unione Europea non sono incoraggianti: tra i ragazzi di diciotto anni morti in Europa, quasi uno su due ha perso la vita in un incidente stradale. Un dato che ha fatto di questa fascia d’età quella più colpita, secondo quanto rilevato dal Rapporto 2006 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza stradale. Ogni anno, a livello comunitario, ci sono circa quarantamila morti negli incidenti d’auto e 1,8 milioni di feriti per un costo economico complessivo di 160 miliardi di euro. Il 2 per cento del prodotto interno lordo europeo.