Dalla strada al palcoscenico l’incredibile storia di Roye Lee

Quante volte si è rimasti colpiti dalla storia di una persona che in Tv verrebbe riconosciuta come «invisibile»? Quante volte ci si cammina per la città e si finisce per girare la testa dal lato opposto per non incontrare lo sguardo di un «barbone»? Probabilmente sarà successo almeno una volta ad ognuno di noi. Chi sono quelle persone che vivono ai margini della società o che la società ha voluto mettere ai margini? Le storie nascoste dietro a queste persone sono tante e diverse, molte oscure, alcune sarebbero davvero da scoprire. Parecchi avranno incontrato per caso Roye Lee, forse il più celebre dei clochard milanesi, in via Torino mentre leggeva il New York Times. Roye ha vissuto per molti anni in pieno centro, in Via Posterla (vicino Via Torino). Non è il classico barbone che chiede elemosina, lui regala sguardi e sorrisi. Raccoglie di tutto da terra: vetro, lattine, carta. Non si sa bene quale fosse il motivo di questa collezione che finisce nella sua «casa» (tre pareti sotto una tettoia chiusa da un telo preso da qualche cantiere).
La storia di Roye è davvero particolare; nato a Nashville, arrivato in Italia negli anni '50 con l'esercito americano, è tornato poi in patria con l'Italia nel cuore. Negli anni '70 è tornato, si è sposato ed ha avuto due figli. Dopo qualche tempo di convivenza la moglie lo ha lasciato portandosi via i suoi figli e lui ha preso la via della strada. Ma chi era quest'uomo? Beh, un musicista piuttosto rinomato in patria dove conosceva Elvis, Sinatra e Dean Martin, oltre che frequentare Hemingway ed aver seguito da vicino gli esordi di Springsteen. La vita spesso riserva sorprese brutte che ti portano a scelta disperate, anche se pare, nel caso di Roye, che siano state prese in piena coscienza. Gli aneddoti legati a questo personaggio sono numerosi. Fece causa al team di Claudio Baglioni che, pare, avesse copiato una sua musica per scrivere la canzone «Cinque Minuti E Poi»"; Roye dice «mi ha rubato il testo della mia who's gonna break your heart». Non solo musica, infatti, ci sono i cameo nei film con Celentano e Monica Vitti, una parte in «Odio Mortale» del regista Amedeo Nazzari, collaborazioni con Arbore, Boncompagni e Mike Bongiorno, fino al 1992 quando fu il testimonial di una nota marca di jeans che ha il suo nome. Tanti tasselli di un mosaico che però ha avuto nella musica il suo vero fulcro; Roye Lee è soprattutto un musicista di grande talento, riscoperto dall'amico di sempre Giuliano Founier della Radio Svizzera Italiana. Da appassionato collezionista di musica country ha ritrovato le vecchie canzoni di Roye e ne ha creato un disco, intitolato dallo stesso Fournier, «Where Roses Grow» cercando di venderlo presso la Fnac, che guarda caso è proprio dietro alla «casa» dell'artista. Il disco in vendita quella volta non ci andò, la burocrazia rese il tutto irrealizzabile.
Oggi, la tenacia di Cristina Mesturini della Croce Rossa Italiana della Provincia di Milano, ha convinto l'artista a prendere alloggio presso una casa messa per lui a disposizione dalla CRI e soprattutto a riprendere la strada della musica suonata, registrando nuovamente le sue canzoni. L'occasione per scoprire ed incontrare Roye è per domani (lunedì) alle 19.30 a Le Trottoir di Piazza XXIV Maggio, quando, in un vero concerto verrà presentato il disco «Roye 1». Sul palco con l'ormai 74enne Roye ci sarà un trio jazz composto da Angelo Bifezzi al piano, Roby Perissin al contrabbasso e Paolo Traino alla batteria a suonare le sedici canzoni che compongono il disco. Una bellissima occasione per entrare in contatto con un personaggio che fa parte della storia di questa città troppo poco attenta al romanticismo, incapace di commuoversi e rimanere stupita davanti alle piccole cose che forse sono l'anima della vita di tutti i giorni.