Strada scarica D’Alema: «Farnesina vergognosa»

La Difesa è pronta a dare il via libera dopo i tre agguati ai soldati italiani

Roma - «Il governo si assuma le sue responsabilità e chieda ufficialmente a Karzai la liberazione del nostro collaboratore, Hanefi Rahmatullah». Appena rientrato dall’Afghanistan Gino Strada protagonista del rilascio del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, sceglie una conferenza stampa per «fare chiarezza» sul ruolo di Emergency e per chiedere la liberazione di Rahmatullah Hanefi e di Adjmal Mashkbandi, mediatore per conto di Emergency per la trattativa del rilascio il primo, interprete rapito con il giornalista italiano il secondo. Di Hanefi si sa che è stato arrestato dal governo di Karzai, di Mashkbandi che non è mai stato rilasciato dai rapitori.
Va giù duro nel precisare le responsabilità della propria organizzazione e quelle del governo italiano: «Per la liberazione di Mastrogiacomo c’è stato un accordo tra Prodi e Karzai. Non siamo disposti ad avere del personale arrestato senza motivo». E subito aggiunge: «Troviamo indecente e vergognoso che non si abbia il coraggio di chiedere ufficialmente al governo afghano anche in forma scritta di liberare Hanefi». Nessuna concessione al governo Prodi che ha sempre sostenuto che per la liberazione del giornalista italiano era stata scelta la via «umanitaria», portata avanti da Emergency, che aveva anche chiesto che non venissero coinvolti i servizi della nostra intelligence. «La strada intrapresa per Mastrogiacomo - spiega - è stata giusta e sensata, forse era l’unica percorribile». Ma, aggiunge «mi sarei aspettato che questa scelta fosse difesa anche dopo aver sentito il fiato sul collo del padrone». E per padrone Gino Strada intende ovviamente gli Usa. Adesso il medico di Emergency, che in Afghanistan conta 3 ospedali e 30 cliniche, presenta al governo italiano il suo conto e minaccia Karzai di lasciare il Paese: «Spetta al nostro governo ricordare che prevedeva l’utilizzo di Emergency e del suo personale in questo sequestro. Rahmatullah non è «un mediatore», perché è sempre stato dalla parte di Emergency e basta. Ha agito su richiesta del governo italiano, è un volontario e non ha preso una lira per la sua azione». Accuse precise al governo Prodi: «Il governo afghano ha parlato di mani invisibili dietro a questo sequestro, ma se le mani sono invisibili per noi le divise sono visibilissime e sono a stelle e strisce». Ribadisce che Emergency non intende «pagare il prezzo di giochi, traffici ed alchimie politiche e se qualcuno ha da ridire, vorrei solo ricordare loro che gli interlocutori sono Prodi e D’Alema». E conclude con un affondo preciso: «Loro, (cioè Prodi e D’Alema, ndr) hanno raggiunto degli accordi e saranno quindi responsabili di ciò che potrà succedere a Rahmatullah, che ha trattato per conto del governo».
Da «loro» un solo commento da parte del ministro degli Esteri, Massimo D’Alema che respinge le accuse: «Ci siamo attivati sin da subito e siamo attivi. Abbiamo chiesto spiegazioni e che Hanefi venga liberato». E ricorda che l’ambasciatore Sequi ha chiesto da giorni di incontrarlo. Ma invano. Replica alla minaccia di Strada di abbandonare il suo lavoro in quel Paese: «Auspico che non si creino le condizioni per una chiusura degli ospedali di Emergency in Afghanistan». E aggiunge rivolto a Karzai: «Spero che questa ipotesi preoccupi anche il governo afghano, visto il ruolo essenziale che quegli ospedali hanno». A protestare per le dichiarazioni di Strada è Daniele Capezzone, della Rnp: «È lui che dirige la politica estera?» si chiede polemicamente. E aggiunge: «Emerge quanto sia stata poco lungimirante la scelta di affidare a Strada la gestione del caso. Come sostenevamo noi e anche Arturo Parisi», sottolinea ricordando l’atteggiamento del ministro della Difesa durante la trattativa del rilascio.