Strada scontata per la Fed: nuovo aumento dei tassi

Inevitabile un ulteriore ritocco dello 0,25% nella riunione di oggi

da Milano

Nessuno si aspetta sorprese, tantomeno dopo la revisione al rialzo del Pil nel primo trimestre che ha confermato come, pur in presenza di un quadro congiunturale favorevole, l’America continui a non soffrire di tensioni inflazionistiche. Per la Federal Reserve si tratta della situazione ideale per proseguire nella strategia di rialzo graduale dei tassi. Con ogni probabilità, dunque, al termine della riunione di stasera del Fomc la Fed alzerà per la nona volta consecutiva il costo del denaro di un quarto di punto, portandolo al 3,25%. In questo modo, è destinata ad allargarsi la forbice tra i tassi Usa e quelli di Eurolandia, fermi al 2% dal giugno di due anni fa. Con la probabile conseguenza di un ulteriore apprezzamento del dollaro sull’euro, soprattutto se - come risulta da un sondaggio effettuato tra gli analisti dalla Reuters - la Bce non metterà mano ai tassi prima della seconda metà del 2006.
Se la decisione odierna della banca guidata da Alan Greenspan appare scontata, non altrettante certezze circolano sull’evoluzione della politica monetaria Usa. Alcuni continuano a puntare su tassi al 4% entro fine anno, altri non escludono una pausa di riflessione tra l’estate e l’autunno nel caso in cui l’economia dovesse rallentare. Una sorta di stand by che sarebbe appunto agevolato dall’assenza di spinte inflazionistiche. L’istituto Usa dovrà inoltre valutare l’andamento della spesa per consumi, sorretta in particolar modo dal settore immobiliare. Greenspan ha più volte ammonito sui pericoli di una bolla immobiliare, ma secondo Antonio Cesarano di Mps Finance «anche se avesse il potere di sgonfiare i prezzi delle case, la Fed dovrebbe muoversi con cautela per evitare di avere ripercussioni marcate sulla crescita».