Strade e buche killer, un triste primato

Alessia Marani

Centottantasei morti tra il luglio 2004 e il giugno 2005, quelli censiti solo dai vigili urbani; un aumento del 7 per cento rispetto a una diminuzione della stessa cifra registrata a livello nazionale. Roma si scopre la città più insicura e, soprattutto, insidiosa per chi si muove su due o quattro ruote. Dati a dir poco allarmanti resi noti ieri dai «pizzardoni» capitolini durante la presentazione di un’iniziativa che coinvolgerà le scolaresche romane: «La scuola visita la centrale del traffico», promossa da Atac e Campidoglio. Ma è proprio quest’ultimo a dover rispondere soprattutto di un’altra cifra, quella che riguarda i veicoli coinvolti in incidenti: su circa 79mila, infatti, ben cinquemila sono ciclomotori. Il 40 per cento dei morti è rappresentato proprio da scooteristi e centauri. Indisciplinati? Anche, ma fino a un certo punto. «Buche, manto stradale puntualmente sconnesso, sanpietrini viscidi o dissestati che si trasformano in trappole micidiali, segnaletica verticale e orizzontale insufficiente o inadeguata - commenta il presidente dell’associazione diritti per i pedoni di Roma e Lazio, Vito De Russis - fanno di Roma una città tutt’altro che sicura. Chi amministra prova a giustificarsi dicendo che mancano le risorse, i soldi. C’è da chiedersi, piuttosto, se non vengano spesi male». Ne sanno qualcosa i familiari di Daniele Mollicone, un ragazzo di appena 19 anni, scivolato in sella al suo scooter 150 la sera del 30 giugno 2004 su via di Bonafede, all’Alessandrino. «Mio fratello - raccontava la sorella maggiore, Alessia, ricordando come dopo un anno il Comune non si fosse preoccupato nemmeno di riparare l’asfalto - era molto prudente. Anche quel giorno, come confermeranno le perizie, andava piano. Ma quella buca maledetta non gli ha lasciato scampo. Dopo cinque giorni di coma è morto». Uno dei tanti, Daniele. Tragedia e dolore oltre le sterili cifre. Insomma, come si è preoccupato di ribadire il vicecomandante della Municipale, Giovanni Catanzaro, «la percentuale dei morti a Roma è pessima. La maggior parte sono giovani, con un’età compresa tra i 17 e i 36 anni. I numeri sono quelli di un bollettino di guerra. Ogni settimana abbiamo 4 o 5 incidenti mortali. I motivi? La spericolatezza, l’imprudenza o la distrazione spesso causata dal cellulare», taglia corto. «Bisogna puntare sull’educazione stradale nelle scuole e nelle famiglie - aggiunge -. Occorre fare leva sul senso civico delle persone perché uccidersi o uccidere gli altri per un incidente stradale è una follia». Sarà. Ma persino l’Adiconsum da un po’ di tempo a questa parte ha dato vita a una singolare campagna: «Buke’n Bike - Occhio alla buca!». Praticamente l’associazione dei consumatori invita i cittadini a segnalare buche e asfalti fatiscenti, una delle cause principali (loro lo dicono) dei decessi su due ruote. Guarda caso quasi tutte le segnalazioni arrivano dalla Capitale di Veltroni & Co. «Bisogna tenere conto - continua De Russis - che dalla statistica dei vigili urbani sono escluse molte strade in tratti urbane, in altri extraurbane, non di loro competenza, come la via Pontina, tristemente nota alle cronache per il sangue versato. È una carneficina e nessuno fa niente». Negli undici mesi presi in esame sono state più di due milioni e centomila le sanzioni inflitte per contravvenzione al codice della strada, oltre la metà per il mancato rispetto del divieto di accesso alla Ztl del centro storico. «Il Campidoglio pensa di risolvere i problemi di traffico e circolazione a Roma con slogan e domeniche ecologiche - dice Fabio de Lillo, consigliere azzurro -. Rendendo sempre più inaccessibile la città, vessando gli automobilisti con multe e senza potenziare i mezzi pubblici. Aumentano i motorini, ma per i loro possessori Roma non è altro che una giungla molto pericolosa».