Strade gruviera per salvare il Carlo Felice

Trovato l'accordo tra le istituzioni che lo salverà, il Carlo Felice, adesso, felice lo è un po' di più. Comune di Genova e Regione Liguria si dividono il «peso» di 6 milioni da devolvere alla fondazione Carlo Felice per arrivare a una transazione positiva con i 300 lavoratori del teatro. Il Ministero per i beni culturali, da parte sua, si è impegnato a intervenire finanziariamente per garantire il regolare svolgimento della stagione 2009. È quanto è stato concordato ieri pomeriggio in una teleconferenza tra il sindaco di Genova Marta Vincenzi, il capo di gabinetto del ministero ai beni culturali Salvatore Nastasi e il commissario del Teatro, Giuseppe Ferrazza.
Sono felici anche i dipendenti del teatro, quelli che hanno fatto sciopero. Quello in piazza, prima. Quello della fame, poi. E che ieri le hanno «cantate» in Regione e in Comune: in mattinata, la «Messa ad requiem» in via Fieschi; nel pomeriggio «Va Pensiero» a palazzo Tursi. «Con un po’ di fatica è stata trovata una buona soluzione che coinvolge tutti i soci fondatori del teatro, ossia Comune, Regione e Stato - ha detto Marta Vincenzi -. Ma abbiamo dovuto farci carico anche di scelte sbagliate fatte da altri». Nei prossimi giorni, l'accordo sarà messo nero su bianco. Così, quei 3 milioni di euro dovuti dal Comune al teatro dell'opera, saranno da reperire togliendoli ad altri settori. «Per noi non è una mossa indolore, lo sappiamo - ammette il sindaco -: i fondi dovranno essere reperiti a scapito di altre voci». L'intervento, è già stato deciso, non andrà a gravare sui servizi sociali e alla persona, né sulla cultura. Meglio, molto meglio, lasciare qualche cantiere aperto qua e là: «Vorrà dire allora - spiega Marta Vincenzi - che sarà rimandata la chiusura di qualche buco nelle strade».
Nel frattempo, al commissario straordinario, è stato dato mandato di proseguire le trattative con i lavoratori. Ce n'è anche per loro: «Spero si rendano conto dello sforzo che facciamo - dice Marta Vincenzi -. E di come questo Comune, questa Regione e questo Ministero siano riusciti a risolvere un problema che si trascinava dal 1971». Ma, nonostante tutto, la questione del teatro è solo rimandata. E con una data di scadenza ben precisa: prima della fine del 2009 si dovrà decidere il futuro del Carlo Felice. Di sicuro, c'è che teatro e fondazione non potranno più continuare a (soprav)vivere come hanno fatto fino ad oggi. «Dal 2010 - dice ancora il sindaco - dovranno cambiare la gestione e l' organizzazione del lavoro». Si pensa per esempio all'apertura ai privati o all'organizzazione di eventi collaterali più appetibili per il grande pubblico. Sul futuro del teatro, in mattinata, si erano espressi anche alcuni consiglieri della Regione. Gianni Plino, capogruppo di An, chiederà che sull'intera vicenda venga istituita una commissione di inchiesta interistituzionale «Che stabilisca le responsabilità nella gestione del teatro - ha detto- e consenta di fare in modo che i danni vengano pagati di tasca dai diretti responsabili del fallimento». Nicola Abbundo, Pdl, guarda invece alla possibile chiusura del teatro. «Una volta ricollocati i dipendenti - spiega -, potremmo pensare alla sua dismissione».
Per i sindacati, intanto, resta viva la preoccupazione per i posti di lavoro, che sono da preservare, mentre resta ancora aperta anche tutta la partita dei pensionati, la sottoscrizione dei quali alla transazione sarà probabilmente la più difficile da ottenere. All'inizio della seduta, intorno alle tre del pomeriggio, i lavori del consiglio comunale erano stati sospesi dalle note di Verdi. I dipendenti presenti in aula, circa un centinaio, hanno intonato «Va pensiero». Mentre Marta, non si è fatta scappare una cantatina. Nonostante i lavori interrotti.