Strade a luci rosse, è guerra alle lucciole e ai protettori

Si intensificano i blitz della polizia per contrastare il fenomeno della prostituzione, concentrati sulle arterie della capitale più battute dalle «lucciole». Agenti in azione dunque su via Cristoforo Colombo, nei tratti compresi tra viale dell’Umanesimo e piazza dei Navigatori, sull’Aurelia, tra il Grande raccordo anulare e piazza Irnerio, e sulla via Salaria, tra via dei Prati Fiscali e via Prato della Signora.
In particolare, nel corso dei tre maxicontrolli effettuati dal 30 settembre al 7 ottobre, sono state fermate 108 prostitute, ben 54 delle quali romene, ossia il 50 per cento esatto del totale. Nella rete dei poliziotti sono finite anche 15 ragazze moldave, sette nigeriane, cinque russe e 27 giovani provenienti da non meglio precisati Paesi dell’Est europeo. Tra tante cifre, una in particolare suscita preoccupazione: ben 45 delle donne fermate, ossia il 41 per cento, erano minorenni: per tutte loro si sono aperte le porte della Case famiglia e dei Centri di prima accoglienza. Trenta maggiorenni sono state invece condotte al Centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria, mentre dieci sono state arrestate per violazione della legge Bossi-Fini e 23, infine, rilasciate perché in possesso del permesso di soggiorno.
Ma gli sforzi della polizia non si sono affatto limitati alle «retate» di prostitute. Anzi, il lavoro e gli sforzi degli investigatori si sono concentrati soprattutto sulla ricerca dei «protettori», ossia di coloro che lucrano sullo sfruttamento delle ragazze. Molti gli sviluppi di un arresto dell’undici settembre scorso, quando un albanese di 23 anni è stato sorpreso in flagranza di reato nel sottopasso che collega la stazione metro Eur-Magliana con via del Mare, mentre intascava l’incasso della giornata da una lucciola 27enne della sua stessa nazionalità.
Quell’arresto di un mese fa ha poi permesso agli agenti del commissariato Esposizione di avviare altre indagini e arrivare a molti altri arresti: la ragazza «alleggerita» dei suoi guadagni, parlando con gli inquirenti, ha infatti deciso di denunciare anche quattro romeni per un altro episodio di cui sarebbe stata vittima. La giovane albanese ha così raccontato che il gruppo, il 10 di settembre, l’avrebbe violentata e rapinata avvertendola in seguito di cambiare «zona di lavoro», mentre si trovava nel parco di viale di Val Fiorita. La 27enne a conforto del suo racconto ha poi fornito agli investigatori il numero di targa della Bmw a bordo della quale gli aggressori erano arrivati per poi abusare di lei.
Perlustrando i vari campi nomadi della zona, in particolare effettuando controlli nell’insediamento non registrato di via del Cappellaccio, che si trova proprio sotto al viadotto della Magliana e nel campo rom di via Luigi Candoni, i poliziotti sono alla fine arrivati a individuare i presunti responsabili della violenza. Proprio nel campo di via del Cappellaccio gli agenti hanno fermato qualche giorno fa un romeno di 25 anni, che era già ricercato per violenza sessuale su due minori e precedentemente sfuggito alla cattura in un blitz di qualche mese fa: nei suoi confronti era infatti già stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per sfruttamento della prostituzione. All’interno della sua baracca, al momento dell’arresto, c’erano due «lucciole» romene da lui sfruttate che hanno raccontato inoltre di essere state violentate dall’uomo.
Gli altri due complici, anch’essi romeni, di 20 e 31 anni, sono stati poi sorpresi lo scorso 6 ottobre, sempre nel campo di via del Cappellaccio, e fermati dalle forze dell’ordine. A incastrarli proprio l’auto: quando gli agenti sono arrivati, i romeni erano sulla Bmw la cui targa era stata segnalata dalla ragazza albanese violentata. Tutti ora devono rispondere di reati che vanno dalla rapina alla violenza sessuale di gruppo all’induzione e allo sfruttamento della prostituzione, anche minorile.