«Le strade sono cosparse di cadaveri e feriti»

Una tempesta di fuoco: granate sparate dai carri armati sparati a ritmo serrato, e raffiche di mitragliatrice sparate a casaccio contro la folla. È l’impressionante descrizione dell’inferno che si è scatenato ieri ad Hama, stando alle testimonianze trapelate dalla città siriana assediata.
Quel che è certo è che i colpi dei carri armati hanno iniziato a bersagliare la città 210 chilometri a nord di Damasco con un ritmo di quattro al minuto e i militari hanno sparato a casaccio con le mitragliatrici pesanti contro la gente, travolgendo le barricate erette dagli abitanti.
Il risultato sono i corpi di decine di persone, tra le quali donne e bambini, abbandonati per le strade e gli ospedali pieni di feriti, secondo quanto riferito da Abdel Rahmane, presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. Ma non solo: i cecchini dell’esercito, riferisce sempre Rahmane, si sono appostati sui tetti dell’edificio della compagnia elettrica e della prigione.
Un testimone diretto ha poi riferito all’agenzia Ansa di aver assistito a un vero e proprio «massacro», i morti, ha assicurato, «sono oltre 100». Secondo una tattica tipica delle operazioni di repressione del regime, dall’alba sono state inoltre tagliate acqua ed elettricità nei principali quartieri di Hama. La città paga così un prezzo altissimo per essere diventata uno dei simboli della rivolta e il centro delle manifestazioni ormai quasi permanenti, dove fino a 55 mila persone sono scese in piazza nei mesi scorsi.
Hama in realtà era assediata dall’esercito siriano da circa un mese, ma ieri mattina sono entrati in azione i tank e le forze di sicurezza intenzionate a stroncare la protesta anti regime alla vigilia del Ramadan. Gli abitanti si erano organizzati con barricate e fortificazioni artigianali, ma è servito a poco di fronte ai carri armati del regime.
Hama è città simbolo della lotta contro il regime in Siria fin dalla stragge del 1982, voluta dal padre dell’attuale leader siriano. A inizio mese la città era stata visitata in segno di solidarietà dall’ambasciatore americano Robert Ford. Un gesto che ha suscitato le ire del regime siriano. Le truppe di Hassad ieri sono entrate in azione non solo ad Hama, ma anche nella cittadina orientale di Deir el Zour e quella meridionale di Harak. Nella cittadina nel distretto di al Joura, l’attacco sferrato dai tank governativi ha provocato almeno sei morti e una cinquantina di feriti. E altre sei persone sono state uccise a Harak, che si trova nella provincia di Haraa.