La strage del 1980 pretesto per i soliti insulti al governo

Minacciato Alfano, deriso Rotondi: ma il ministro oggi sarà presente

da Roma

Date le premesse, l’accoglienza non si preannuncia buona. Ma a rappresentare il governo a Bologna, alla cerimonia per il 28º anniversario della strage nella stazione, ci sarà il ministro per l'Attuazione del Programma. Gianfranco Rotondi ha sostituito, su input di Palazzo Chigi, il guardasigilli Angelino Alfano verso il quale erano state annunciate, dopo gli attacchi del Prc, dure contestazioni condite di fischi, perché autore del Lodo tanto vituperato dalla sinistra.
Fino alla vigilia della partenza, però, anche lui è rimasto invischiato nelle polemiche. E, a un certo punto, ha tentennato. È successo dopo che ieri mattina ha letto sul Corriere della Sera un’intervista all’ex magistrato, oggi assessore alla Sicurezza di Bologna, Libero Mancuso. Sosteneva che la colpa delle polemiche era di An e dei suoi tentativi di accreditare piste alternative a quella fascista per la responsabilità della strage, criticava il Prc per aver alimentato lo scontro ma, parlando di lui, diceva: «Una persona sconosciuta e del tutto incolore. Non credo proprio che qualcuno si accollerà la fatica di fischiarlo».
A questo punto, Rotondi ha scritto al sindaco felsineo Sergio Cofferati che, di fronte a questi insulti, stava ripensando «l’opportunità» di andare a Bologna in rappresentanza del governo. E ha aggiunto: «Se non ci volete non avete che da dirlo e spiegarlo ai familiari delle vittime».
Sono seguite scuse di Cofferati e di Mancuso, in due lettere separate: il primo per invitarlo anche per telefono a ripensarci, confermando «stima e rispetto»; il secondo per assicurare di non aver voluto mettere in dubbio la sua «piena rappresentatività del governo» e per apprezzare le pacate dichiarazioni fatte sulla tragedia del 2 agosto.
Mentre l’Udc chiedeva le dimissioni di Mancuso, il Pd avvertiva che sarebbe stato grave non avere sul palco di Bologna un membro dell’esecutivo e il premier Silvio Berlusconi confermava che Rotondi sarebbe andato alla cerimonia. Ma a tener alta la tensione ecco Francesco Cossiga, che rivela di essere stato informato da premier nel 1980 di un ruolo dei palestinesi nella strage e uno dei condannati; l’ex terrorista di destra Giusva Fioravanti, che ripeteva di essere stato «incastrato per una ragion di Stato» e il Pdci, che rispondeva denunciando l’«ignobile tentativo della destra di riscrivere la storia». Per il ministro Rotondi, però, «il caso è chiuso». Oggi vedremo come finirà.