Una strage di 500mila animali per celebrare la festa hindu

AUTORITÀ Il governo non si oppone, anzi ha già stanziato quasi centomila dollari

Viene in mente l'immagine dell'Inferno dantesco, laddove, a proposito della battaglia di Montaperti tra Firenze e Siena, il poeta scrive: «Lo strazio è il grande scempio che fece l'Arbia colorata in Rosso». Il 25 e il 26 novembre si svolgerà, in Nepal, una grande festa induista dedicata alla dea Gadhimai. Da oltre tre secoli decine di migliaia sono i credenti induisti nepalesi, indiani e dei territori vicini, che si recano, ogni cinque anni, nel villaggio di Bariyapur per ingraziarsi la benevolenza della divinità attraverso il sacrificio delle loro bestie.
Il villaggio del Nepal meridionale a ridosso del confine indiano viene letteralmente allagato del sangue di quello che è probabilmente il più grande massacro di animali, in così breve tempo, che si svolga sulla faccia del pianeta. Quest'anno è previsto un ulteriore incremento dei sacrifici animali, fino a raggiungere una cifra che, se non ci fossero solide testimonianze e documentazioni, sarebbe arduo immaginare. Oltre mezzo milione (500.000) di animali saranno sacrificati in 48 ore, con il rituale dello sgozzamento, dai fedeli della dea Gadhimai.
Si comincerà, come è tradizione, con l'uccisione di due ratti, cui seguirà un galletto, poi un maiale, una capra e un agnello. Poi inizierà il vero e proprio macello, non prima però che gli animali siano portati all'interno del tempio per essere purificati. Solo dopo, comincerà sui prati, nei campi, dovunque vi sia un fazzoletto di terra, il taglio delle gole. Se si pensa che è previsto il sacrificio di ben 25.000 bufali si potrà avere un'idea del colossale mattatoio all'aperto messo in opera dai seguaci di una dea sicuramente di grande potenza e certamente di enormi brame sanguinarie.
Gruppi internazionali di attivisti che includono veterani francesi, attori di Hollywood, Brigitte Bardot, ma soprattutto un ragazzo nepalese di 17 anni i cui seguaci credono sia la reincarnazione del Buddha, stanno facendo il giro dei paesi e dei politici locali per bloccare l'immane massacro. Il Kathmandu Post riporta che qualche piccolo risultato, a dispetto della profusione di energie, è stato ottenuto. Dai villaggi vicini a Baryiapur, cominciano ad arrivare alle associazioni animaliste i bufali che saranno salvati dalla mattanza, per essere fatti ritornare ai contadini, una volta finita la festività religiosa.
Gocce nel mare. Le autorità locali sono imperturbabili e non sentono ragioni, probabilmente temendo che l'interruzione o le limitazioni poste alla festività possano scatenare l'odio religioso nei loro confronti, nel qual caso si aggiungerebbero altre gole tagliate. Gole umane. Sono gli stessi animalisti che pongono l'accento sui rischi igienici. «Fiumi di sangue resteranno sul posto per mesi assieme alle carcasse, l'aria diventerà irrespirabile e gli unici che ne guadagneranno saranno i trafficanti di pelli», ha sottolineato Govinda Tandon della Stop Animal Sacrifices Alliance. Molti temono anche per l'immagine internazionale del paese himalaiano e per gli eventuali contraccolpi sul turismo.
D'altronde il governo nepalese ha già stanziato quasi 100.000 dollari per la festività e non sembra avere alcuna voglia di opporsi, qualunque siano le motivazioni di chi è contrario all'ecatombe. Da domani il confine indo-nepalese si tingerà di rosso e non per il sole che tramonta all'orizzonte.