La strage di alberi? Era evitabile

Alla base del crollo, la decisione sbagliata di lasciare che i rami «verticalizzassero»

L’ondata di maltempo che si è abbattuta sulla Capitale nei giorni scorsi ha mietuto diverse vittime tra la popolazione arborea. In via dei Quattro Venti è venuto giù un olmo monumentale. Alcune auto parcheggiate sono rimaste danneggiate. Tra cui un furgoncino che ha assunto le sembianze di una decappottabile. Tutto ciò poteva però essere evitato.
Per capire come, bisogna fare un passo indietro e tornare al gennaio 2006, quando gli alberi che costeggiano la via sono stati potati per l’ultima volta. «Ricordo che erano i primi del mese», racconta la signora Elda Dal Pont. Originaria di Belluno, Elda abita all’angolo con via Regnoli e s’interessa di piante fin da piccola. Spinta da questa passione, è entrata a far parte dell’associazione «Respiro verde» che si occupa di monitorare la cura del verde pubblico. Erano i primi del mese, dicevamo, quando gli operai incominciarono a sfoltire la chioma degli olmi: «Sollecitata dal rumore delle seghe elettriche, sono scesa in strada e mi sono resa conto che gli interventi di potatura erano sbagliati». Elda indirizzò al sindaco una lettera protocollata per metterlo al corrente del problema. «In quella occasione ho fatto presente al Comune che alcuni rami venivano lasciati verticalizzare ed essendo l’olmo un albero friabile, questo comportava il rischio che prima o poi si spezzassero». La risposta non si fece attendere. Nei giorni seguenti un responsabile del XVI municipio si mise in contatto con lei dandole ragione su tutta la linea. Dopodichè, gli alberi rimanenti vennero potati come Elda aveva suggerito di fare. Ma quelli sistemati precedentemente, la maggior parte, rimasero così com’erano. «Gli addetti ai lavori - rivela la protagonista di questa storia - dissero che era troppo oneroso rimetterci le mani». Chissà cosa avrà da dire in proposito il proprietario del furgoncino quando il carrozziere gli presenterà il conto, anch’esso oneroso. Elda insiste: «Era un evento annunciato». Verticalizzando, spiega, i rami formano una massa che funziona a mo’ di vela. Con il vento questa «vela» si gonfia opponendo resistenza e in questo modo l’albero corre il pericolo di essere sradicato. Esattamente com’è successo domenica. «Ma la stessa cosa può accadere di nuovo», avverte Elda. Ieri, durante un sopralluogo, sempre in via dei Quattro Venti, all’altezza del civico 96, ha notato un olmo delle stesse dimensioni di quello che è venuto a mancare il giorno di Pasqua e che, smosso dal vento, versa in una situazione critica. «Così a prima vista mi viene da pensare che potrebbe essere il prossimo a cadere», ipotizza. E se questa volta invece che sopra un’auto andasse a sbattere contro un passante, chi glielo spiega al malcapitato che un secondo intervento di potatura era stato ritenuto troppo costoso?