Strage in autostrada, arrestato l’ubriaco

Omicidio volontario plurimo aggravato. È la nuova accusa, con la quale è scattato l’arresto, per Ilir Beti, l’imprenditore edile albanese che sabato scorso, guidando ubriaco un Suv contromano, ha causato la morte di quattro giovani francesi sulla A26 all’altezza di Ovada. Lo hanno confermato i dirigenti di Polstrada e Mobile nella conferenza stampa tenuta ieri nella Questura di Alessandria.
Fino a ieri mattina Ilir Beti, 35 anni, residente ad Alessandria, era indagato in stato di libertà per omicidio colposo, lesioni colpose e guida in stato di ebbrezza. E proprio il fatto che fosse rimasto libero aveva suscitato la rabbia dei parenti delle vittime. Oltre che la proposta - lanciata dal ministro Maroni e dal Guardasigilli Palma - di istituire il reato di «omicidio stradale» per chi provoca incidenti mortali guidando sotto l’effetto di alcool o droghe. Proposta alla quale erano seguite prese di posizione favorevoli ma anche un articolo della testata online Linkiesta nel quale si ricordava che in Parlamento giacciono da oltre un anno cinque disegni di legge che inaspriscono le pene per gli ubriachi al volante. Beti era stato fermato subito dopo la strage ed era stato interrogato a lungo (alla polizia aveva detto di aver cercato di tornare ad Arenzano per recuperare un telefonino) per poi essere rilasciato. E riguardo al suo arresto, chiesto a gran voce da molti, Michele Di Lecce, capo della procura di Alessandria, aveva ripetuto ai media: «Capisco l’indignazione ma il codice non lo prevede». Di Lecce spiegava che il carcere preventivo è previsto solo nei casi in cui si verifichi anche l’omissione di soccorso. E a chi gli chiedeva se era ancora possibile la custodia cautelare per Beti, diceva: «Direi proprio di no. Intanto è trascorsa la flagranza del reato, ma soprattutto la limitazione della libertà personale prima della sentenza definitiva, è prevista dal codice solo se intervengono tre motivi specifici: il pericolo di fuga, il rischio di reiterazione del reato o la possibilità di inquinare le prove, che non sussistono».
Che cosa è cambiato rispetto a sabato notte? Sono state messe agli atti nuove testimonianze e s’è scoperto che a Beti nel 2006 era rimasto per un mese senza patente, ritirata per guida in stato di ebbrezza. E che fra i precedenti dell’imprenditore albanese c’è un’aggressione a un automobilista, minacciato con un cacciavite puntato alla gola. Come è stato sintetizzato dai dirigenti della Questura di Alessandria, l’arresto di Beti è il risultato dell’evolversi «del quadro probatorio» e della ricostruzione di un «carattere propenso a delinquere». Ma resta la sensazione che il provvedimento sia arrivato soprattutto sull’onda dell’indignazione pubblica.