Strage di Bali, scarcerato Bashir

da Giakarta

Il capo religioso islamico indonesiano, l’imam Abu Bakar Bashir, 67 anni, condannato nel marzo 2005 dopo gli attentati dell'ottobre 2002 nell'isola di Bali che causarono 202 morti, di cui 88 turisti australiani, è stato rilasciato ieri dal carcere Cipinang di Giacarta. Bashir, che secondo i servizi segreti indonesiani è uno dei fondatori dell'organizzazione integralista Jemaah Islamyah, all'uscita dal carcere è stato salutato da centinaia di sostenitori. L’imam li ha esortati a restare uniti per combattere nel nome dell’islam. Il religioso, che si è sempre proclamato innocente per la strage di Bali, è rimasto dietro le sbarre per 26 mesi. Ne avrebbe dovuti scontare trenta, ma quattro mesi gli sono stati condonati per buona condotta. La Jemaah, attiva nel Sud-Est asiatico, è affiliata alla rete terroristica di Al Qaida di Osama bin Laden.
Il primo ministro australiano John Howard ha espresso «delusione e sgomento» per la scarcerazione di Bashir. In un intervento al Parlamento, il premier si è rivolto direttamente alle autorità indonesiane: «Voglio che capiate - ha detto - l'estrema delusione e persino lo sgomento di milioni di australiani» per il rilascio del religioso.
Bashir era stato arrestato nell'ottobre 2002, poco dopo gli attentati di Bali che, secondo la polizia, furono compiti dalla Jemaah Islamiyah. Tuttavia al processo, che si aprì nell'aprile 2003, Bashir non fu accusato per la strage ma per una serie attacchi terroristici contro chiese cristiane nel Natale 2000, che avevano causato 18 morti, e per il fallito attentato contro l'allora presidente indonesiano Megawati Sukarnoputri. Quest'ultima accusa fu poi cancellata per mancanza di prove e Bashir fu condannato a tre anni, successivamente ridotti a 30 mesi.