Strage di Bologna, la Mambro 25 anni dopo: «Si deve indagare sulla pista mediorientale»

Un filmato di 6 minuti, che documenta la mobilitazione dopo lo scoppio della bomba del due agosto 1980. Così la città di Bologna ricorderà oggi la strage alla stazione, quando a metà mattina di un afoso sabato un’esplosione alla stazione centrale spezzò la tranquilla routine del rito delle vacanze. Alle 10:25 (l’ora della tragedia rimarrà impressa nelle lancette ferme del grande orologio) un boato squarciò l'ala sinistra dell'edificio: la sala d'aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano vengono disintegrati. Quindici anni dopo la strage, la sentenza della Cassazione: ergastolo per Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, ritenuti gli esecutori materiali della strage. Ma la lunga inchiesta giudiziaria su quel 2 agosto di sangue (85 morti e 200 feriti) ha lasciato ancora dei punti di domanda senza risposta e, dopo le polemiche dei giorni scorsi che attribuiscono l’attentato al terrorismo islamico, in molti chiedono la riapertura del caso. Prima tra tutti la stessa Francesca Mambro, che afferma in un intervista a SkyTg24: «La strage di Bologna, come quelle di Ustica e dell'Italicus sono avvenute dopo la morte di Aldo Moro, quando cioè gli accordi fra i governi democristiani italiani e i terroristi palestinesi erano venuti meno. Non indagare sulla pista mediorientale significa gettare le basi per occultare la verità. Spero che questo serva ad impedire nuovi attentati nel nostro paese». La donna, ritenuta dalla Cassazione l’esecutrice materiale dell'attentato, ha aggiunto: «Ci sono voluti venticinque anni dalla strage di Bologna perchè accadesse qualcosa di importante grazie a magistrati francesi e tedeschi impegnati nella Commissione Mitrokhin, il Paese è stato investito da una serie di richieste su cosa facessero a Bologna, nei giorni della strage, terroristi tedeschi affiliati al terrorista internazionale Carlos». «Non so se questi sono stati gli attentatori - ha concluso - ma è comunque arrivato il momento di capire perchè alcuni tasselli sono spariti».
Una tesi avvalorata anche il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone: «Spero che finisca il linciaggio contro Mambro e Fioravanti: hanno riconosciuto molte colpe, ma non questa». E ha poi aggiunto, chiedendo la riapertura del caso: «Tanti fatti, vecchi e nuovi, suggerirebbero di ricominciare con la ricerca della verità, senza adagiarsi sui teoremi».
Il presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage, Paolo Bolognesi, liquida con poche parole le ipotesi sulla pista mediorientale: «Nel momento in cui si cerca di sfruttare un anniversario così importante con piste processuali trite e ritrite vuol dire che non si vogliono delle verità condivise ma si vuole nascondere quel po’ di verità che abbiamo avuto in questi 25 anni».