Strage di Bologna, sotto accusa i palestinesi

Da tempo svelata dal Giornale, la pista palestinese per la strage di Bologna ha un fondamento. La conferma arriva nelle ultime ore dalla magistratura, con due indagati nell'inchiesta bis sulla bomba che alla stazione il 2 agosto 1980 uccise 85 persone, ferendone oltre 200. Il mese scorso il procuratore Roberto Alfonso e il pm Enrico Cieri hanno iscritto nel registro i nomi dei terroristi tedeschi di estrema sinistra Thomas Kram, 63 anni, e Christa Margot Frohlich, 69: sono legati al gruppo di Carlos «lo Sciacallo», nome di battaglia di Ilich Ramirez Sanchez, detenuto in Francia. Kram apparteneva alle Revolutionaere Zellen, ed è esperto di esplosivi: pernottò a Bologna, all'hotel Centrale tra l'1 e il 2 agosto 1980 con il suo vero nome. Margot Frohlich nell'82 fu arrestata a Fiumicino con esplosivo in una valigia: la notte precedente la strage alloggiò al Jolly di Bologna, vicino alla stazione.
I due rappresentano la pista palestinese partita dalla commissione Mitrokhin e l'indagine concretizza semplicemente il lavoro della procura negli ultimi anni, con l'arrivo delle rogatorie alla Francia e soprattutto alla Germania, e la traduzione degli atti richiesti agli archivi della Stasi, il servizio segreto della ex Germania Est che sorvegliava il gruppo di Carlos.
Le sentenze definitive non lasciavano dubbi sulla strage firmata dall'estremismo di destra, ora l'inchiesta considera una spiegazione alternativa. L'esposto dei familiari delle vittime chiede di individuare i mandanti, partendo dal processo per la strage di piazza della Loggia. Ieri il presidente dell’associazione Paolo Bolognesi ha frenato: «Entro fine anno presenteremo un nuovo esposto dettagliato, per chiedere di proseguire le indagini da dov'è arrivata la Cassazione che hanno condannato Mambro, Fioravanti e Ciavardini: ci sono gli esecutori e i depistatori, è la strada giusta per i mandanti. Tutte le notizie che filtravano sulle piste internazionali si erano rivelate bufale, messe tra i piedi dei giudici per confondere le acque». Un filo invece lega Carlos, Kram e i palestinesi. In un'intervista al Manifesto, il terrorista tedesco negava di essere il mistero da svelare: «La polizia italiana mi controllava, sapeva in che albergo avevo dormito a Bologna, il giorno prima mi aveva fermato. Quel 2 agosto mi svegliai tardi, arrivai nel piazzale della stazione che già c'erano i soccorsi».
Nel 2006 Giuseppe Valentino, sottosegretario alla giustizia, ebbe conferme che già dieci anni fa la Digos di Bologna ricevette la segnalazione su uno di questi indagati: «Ogni ipotesi alternativa rispetto alla pista ufficiale non era gradita». E a cercare di riportare a galla una parte trascurata dell’inchiesta ci provò anche un libro: Dossier Strage di Bologna. La pista segreta.