Strage di Bologna, trentennale tra polemiche E Napolitano: "Ora si indaghi sulle complicità"

Per la prima volta
alle celebrazioni che fanno memoria delle 85 persone morte e delle duecento ferite, non interviene oggi nessun esponente di
governo. Cicchitto: "Questa drammatica ricorrenza diventa l’occasione
per attaccare il governo". Le vittime: "Vogliamo rispetto"

Bologna - Due agosto tra dolore e polemiche. A trent'anni di distanza la strage alla stazione di Bologna ancora divide. Per la prima volta alle celebrazioni che fanno memoria delle 85 persone morte e delle duecento ferite, non interviene oggi nessun esponente di governo. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, auspica che "i magistrati e tutte le istituzioni" contribuiscano "con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare persistenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese" alla strage. Intanto continua la polemicasull'assenza del governo alle celebrazioni. Fabrizio Cicchitto parla di "scelta giustificata" dal momento che "questa drammatica ricorrenza diventa l’occasione per attacchi sconsiderati al governo". Ma i famigliari delle vittime ribattono: "Nessuna polemica, vogliamo solo rispetto".

L'appello di Napolitano Napolitano ha ricordato che "sono decorsi trenta anni da quel terribile 2 agosto 1980, quando il devastante attentato alla stazione centrale di Bologna provocò ottantacinque morti e oltre duecento feriti". "La vita di inermi cittadini fu quel giorno spezzata dalla violenza di ciechi disegni terroristici ed eversivi - ha continuato il capo dello Stato - la definizione delle loro matrici così come la individuazione dei loro ispiratori hanno dato luogo a una tormentata vicenda di investigazioni e processi non ancora esaurita". Da qui l'invito del Colle ai magistrati e alle istituzioni a "contribuire con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare persistenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese a quel terribile episodio". 

Fini: "No al fanatismo" Secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, "il ricordo di quella tremenda giornata, vivido nelle nostre menti e nei nostri cuori, deve contribuire a riaffermare i valori di libertà e di legalità che sono alla base della nostra democrazia, contro ogni forma di fanatismo politico, di odio ideologico e di violenza terroristica". "Il barbaro costituisce una delle pagine più terribili della storia del nostro Paese ed uno degli esempi più efferati - rileva Fini - di un disumano disegno destabilizzante, che con la sua criminale azione terroristica si abbattè sull’Italia e su Bologna, producendo tanti lutti e tante indicibili sofferenze". Fini auspica  che venga accertata "la verità sulla strage, facendo piena luce su una trama terroristica che ha tentato di scardinare il nostro sistema democratico e rendendo un doveroso servigio alla città, agli italiani e al nostro Paese".

Nessun esponente del governo A rappresentare l’esecutivo, questa mattina in Comune - dove alle 8,30 sono iniziate le celebrazioni - il prefetto della provincia, Angelo Tranfaglia, che "a nome del Governo italiano" ha portato il saluto ai sopravvissuti della strage ed ai familiari delle vittime di quel "vile attentato terroristico". Prima di lui aveva aperto le celebrazioni il prefetto Annamaria Cancellieri, commissario straordinario chiamato a guidare l’amministrazione comunale dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono. In Municipio erano presenti, insieme a decine di familiari delle vittime, anche i figli di Aldo Moro, Agnese, e del magistrato Emilio Alessandrini (ucciso da prima Linea nel 1979), Marco. Presente anche una nipote del magistrato Mario Amato, ucciso dai NAR il 23 giugno del 1980.

Cicchitto: "Assenza giustificata" "E' del tutto giustificata la scelta del governo di non mandare nessuno dei suoi ministri a Bologna, perché, purtroppo, da alcuni anni, per responsabilità assai precise, questa drammatica ricorrenza, invece d’essere un momento di riflessione, un esercizio della memoria, di ricordo dei caduti, diventa l’occasione per attacchi sconsiderati al governo". Cicchitto ha spiegato che "la richiesta dell’onorevole Bersani è sostanzialmente quella di avere una manifestazione, simile a quelle che si facevano ai tempi delle democrazie popolari, in cui i rappresentanti di un governo, che non ha alcuna responsabilità nel crimine perpetrato a Bologna, devono però sottomettersi al rito dell’insulto, delle minacce, della violenza verbale che, in qualche caso, è diventato anche tentativo di violenza fisica".

Le vittime: "Vogliamo rispetto" "Il Governo ha deciso di farsi rappresentare dal Prefetto. Decisione di cui prendiamo atto. Ieri nell’elaborare il discorso ufficiale abbiamo deciso di mettere mezza riga sull’argomento. In modo che non sia che dal discorso ufficiale vengano fuori polemiche e che da stasera non si parli di domande che facciamo da trent’anni e per cui non abbiamo avuto risposte". Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione delle vittime della strage di Bologna, ha detto di riferirsi ovviamente ai temi come il segreto di Stato e i risarcimenti. Il presidente ha anche spiegato che oggi al corteo sono presenti la figlia di Moro e il figlio del giudice Alessandrini. Persone, ha aggiunto, che "rappresentano un’Italia che non si è piegata, un esempio a cui si deve guardare".