La strage di Brescia per uno sgarro alla mafia

A incastrare i killer le tracce di polvere da sparo lasciate sull’auto presa a noleggio

Gabriele Villa

nostro inviato a Brescia

Una strage commissionata e compiuta dalla mafia del Trapanese. E decisa come punizione per uno sgarro nell'ambito di una maxi truffa di 12 milioni di euro ai danni dello Stato. È partita dalla Sicilia, come le indagini avevano portato a ipotizzare fin dal primo momento, la sentenza di morte per Angelo Cottarelli, sgozzato e finito a colpi di pistola con la sua compagna polacca, Marzenne e il figlio Luca di diciassette anni, venti giorni fa, nella sua villa di Urago Mella, periferia di Brescia.
E a Trapani sono finiti in manette, ieri, due imprenditori vitivinicoli, familiari di un boss, mentre gli investigatori stanno braccando un terzo uomo, loro complice.
I due fermati sono Vito e Salvatore Marino, figlio e nipote di Girolamo, detto «Mommu 'u nanu», il capomafia di Paceco, assassinato nel novembre 1986. Alla soluzione dell'agghiacciante triplice omicidio del 28 Agosto, l'ultimo di una serie episodi sanguinosi che hanno seminato rabbia e paura a Brescia, si è arrivati grazie ai riscontri paralleli di un'indagine, cominciata un anno fa dalla guardia di finanza con gli agenti della mobile di Trapani, che riguardava un giro di false fatturazioni legate alla attività di alcune cantine vinicole siciliane. Mediante questi accertamenti, è stato possibile stabilire che venti giorni fa i cugini Vito e Salvatore Marino sono arrivati a Milano e dopo aver noleggiato un'auto si sono diretti a Brescia, assieme a una terza persona sono entrati come amici nella villa di Angelo Cottarelli, in via Zauboni ma poi hanno compiuto una vera e propria mattanza tagliando la gola alla donna e al ragazzo e, dopo atroci sevizie, anche al capofamiglia. A mettere gli inquirenti sulla posta giusta le tracce di polvere da sparo trovate sull'automobile noleggiata dai Marino con la quale hanno fatto ritorno, dopo il triplice omicidio, all'aeroporto di Linate.
Così, ricostruendo la dinamica del delitto, gli investigatori bresciani, con cui hanno strettamente collaborato i tecnici della squadra Ert (Esperti ricerca tracce) hanno messo a fuoco anche il movente della strage. Movente che ieri incontrando i giornalisti, il procuratore capo Giancarlo Tarquini, ha riassunto con le seguenti parole: «Probabilmente, Cottarelli che si era prestato a preparare le fatture false per gonfiare il fatturato di alcune cantine, in modo da far ottenere all'associazione fondi dallo Stato e dalla Regione siciliana a un certo punto non avrebbe più messo a disposizione alcune somme, ottenute grazie alle false fatturazioni. I due fermati dovranno rispondere «di omicidio premeditato aggravato da motivi abietti e plurimi.
Un'altra ipotesi plausibile è che gli accordi iniziali, tra tutti i protagonisti della frode, sarebbero venuti meno con l'avvio delle indagini da parte della procura della Repubblica di Trapani e in questo caso Cottarelli e i suoi familiari sarebbero stati uccisi perché l'uomo non voleva più stare al gioco, intendeva chiamarsi fuori e smettere di produrre le fatture false.
L’inchiesta degli uomini delle fiamme gialle ha portato fino ad oggi anche al sequestro preventivo di otto società del settore vitivinicolo che operano nei territori di Paceco (Trapani) e di Brescia. Su ordine della Procura di Trapani, sono stati infatti tra l’altro apposti i sigilli alla Srl «Vigna verde», riconducibile a Vito Marino, mentre la «Dolma srl» di Brescia, era gestita direttamente da Angelo Cottarelli.
La società, assieme alla «Edil Brixia» aveva assorbito oltre il 90 per cento del finanziamento ottenuto con «Vigna verde»: qualcosa come 12 milioni di euro, per la costruzione di un’azienda vitivinicola in contrada Moschitto, a Paceco. Sospiro di sollievo per la risoluzione del caso da parte del questore di Brescia, Gaetano Chiusolo: «L'importante risultato investigativo conseguito è la risposta concreta tempestiva, professionale della polizia di Stato all'inquietudine dei cittadini».