Strage di clandestini in due sbarchi

Il dramma dei clandestini: al largo di Siracusa muoiono in nove, abbandonati dagli scafisti. Altri sette in Calabria. Oltre cinquanta i dispersi

Nessun rumore che potesse essere sentito, nessuna invocazione che potesse essere ascoltata. E ancora una volta tanti miraggi naufragati in un’ecatombe.
Sono numeri da strage quelli degli ultimi due sbarchi clandestini sulle coste di questo nostro Belpaese le cui spiagge troppo spesso si trasformano in obitori per gente senza nome. E dove la morte si riassume ormai con semplici addizioni: nove naufraghi annegati in Sicilia; altri sette in Calabria. Tutti nordafricani anche se giurano di essere libanesi. Senza contare i dispersi, il che significa morti, ma i cui numeri risultano sempre incontrollabili.
Dicono che il mare restituisca tutto, un giorno. La conta dei cadaveri, per il momento si esaurisce qui. Cominciando da Vendicari, riserva naturale tra Noto e Pachino, a sud di Siracusa: sette immigrati sono stati trovati vivi ieri mattina sulla costa, mentre piano piano si arenavano i corpi senza vita di loro sette compagni, tra cui un ragazzino sui 15 anni d’età. Erano ventiquattro quando sono stati abbandonati tra le onde su due canotti privi di motore e di remi. Solo in sette sono riusciti a raggiungere la riva, nove non ce l’hanno fatta, almeno altri otto mancano all’appello.
«State tranquilli che anche così arrivate a riva» l’incoraggiamento degli scafisti prima di abbandonarli al loro destino in alto mare. Uno dei due gommoni ben presto si è capovolto sotto la spinta delle onde. Mentre i sette più fortunati sono arrivati a terra nei pressi di Vendicari. Li hanno trovati i carabinieri intorno alle tre di domenica stremati sull’arenile, li hanno soccorsi e condotti nel centro di accoglienza di Cassibile.
Più o meno stesso drammatico film, sempre nella notte, a Roccella Jonica. Qui le vittime accertate sono sette, ma i dispersi risulterebbero quasi una cinquantina.
Sembrava la fine dell’odissea, il barcone - una vecchia carretta del mare di legno lunga circa trenta metri -, si apprestava a toccare la riva. Ma a meno di duecento metri dalla costa ecco il disatro: la chiglia dell’imbarcazione, salpata nei giorni scorsi da un porto egiziano (raggiunto dagli immigrati, in tutto circa 170, una decina gli adolescenti, in camion dopo il pagamento di 1.500 euro a testa) ha urtato contro una secca. Lo scafo si è sbriciolato in quattro tronconi, gli immigrati si sono ritrovati nelle acque gelide alle prese con un mare forza 7-8. Per sette di loro non c’e stato scampo: i carabinieri più tardi hanno recuperato cinque corpi, nel tratto di costa compresa tra Roccella Ionica e Marina di Gioiosa Ionica; altri due cadaveri sono stati avvistati nei pressi di un pontile. Dei mancanti all’appello per ora, invece, nessuna traccia. Col calar del buio ieri sono state sospese le ricerche. Ripartiranno oggi all’alba, mentre nei centri di prima accoglienza di Lamezia Terme, Bari e Foggia si cerca di dare un nome ai 114 adulti raccolti dai soccorritori.
Dodici minorenni sono stati affidati a una casa d’accoglienza. Salvi, ma chissà se lo sono anche i loro genitori.