La strage dei bimbi spaventa anche Zarqawi

Fausto Biloslavo

Ottocento iracheni al mese sono stati massacrati dalla cosiddetta guerriglia nell’ultimo anno, secondo i sconvolgenti dati pubblicati ieri dal New York Times. Forse spaventato dalla riprovazione unanime per la strage di bambini di mercoledì la stessa Al Qaida, guidata da Abu Musab Al Zarqawi, ha preso le distanze dal massacro degli innocenti. Nel frattempo, però, è stato arrestato lo stratega del terrore contro i diplomatici musulmani, a cominciare dall’ambasciatore egiziano a Bagdad, rapito e giustiziato.
Dall’agosto 2004 al 31 maggio 2005 sono morti 8175 iracheni, fra civili e poliziotti, per mano di guerriglieri e terroristi. La cifra è stata diffusa dal ministero degli Interni iracheno: il responsabile del dicastero, Bayan Jabr, aveva dichiarato in giugno, che dall’inizio dell’occupazione americana i cosiddetti «insorti» avrebbero ucciso ben 12mila civili. La stima delle vittime provocate dalle forze di coalizione sono segrete, ma secondo l’organizzazione non governativa «Irak body count», il numero totale di morti iracheni varia fra 20mila e 25mila. Gli attacchi suicidi sono spaventosamente aumentati da quando il governo iracheno ha assunto i poteri lo scorso aprile. Il generale americano Donald Alston ha dichiarato, ieri, che nell’ultima settimana sono esplose 23 macchine minate, sei delle quali con kamikaze al volante. Per assurdo si tratta del dato più basso delle ultime undici settimane.
Secondo uno studio del ministero della Sanità di Bagdad, citato dal New York Times, la zona della capitale, la provincia di Anbar e l’area di Najaf sono i luoghi più martoriati. Nella sola provincia di Najaf sono morti 211 bambini. Ieri i giornali iracheni descrivevano la strage di 25 bambini, avvenuto il giorno prima in un quartiere popolare di Bagdad, per opera di un kamikaze, come la «madre di tutti i massacri». Lo stesso Abu Musab Al Zarqawi ha fatto emettere su internet un comunicato per prendere la distanze dalla folle strage. «Noi, Organizzazione di al Qaida in Mesopotamia - si legge sul web - annunciamo di non avere nessun legame con l'operazione di Bagdad. Il nostro obiettivo è combattere i nemici di Allah, i crociati e i loro alleati della polizia e dell'esercito (iracheno)».
Gli americani hanno invece catturato, sabato scorso a Ramadi, una delle roccaforti della guerriglia, l’assassino dell’ambasciatore egiziano rapito il 2 luglio scorso e messo a morte dai terroristi di Al Qaida. L’arrestato si chiama Khamis Farhan Khalaf Abed al-Fahdawi, nome di battaglia Abu Seba, ed era lo stratega del terrore che puntava a colpire i diplomatici musulmani per continuare a mantenere l’isolamento di Bagdad, soprattutto da parte dei paesi arabi. Oltre a rapire ed uccidere Ihab al-Sharif, l’ambasciatore egiziano designato, il primo delle nazioni arabe, Abu Seba aveva ordito il tentato sequestro del rappresentante del Bahrein e l’agguato da cui si è salvato per un soffio l’ambasciatore pachistano.
L’offensiva del terrore è continuata anche ieri con un triplice attacco kamikaze ad un posto di blocco iracheno all’ingresso della «zona verde», l’area superprotetta di Bagdad dove si trovano il comando e l’ambasciata americana. I primi due terroristi sono stati colpiti a morte prima di raggiungere l’obiettivo, ma hanno comunque provocato sei feriti. Quasi contemporaneamente è spuntato un terzo kamikaze che non è riuscito a farsi esplodere. Gli agenti lo hanno colpito da lontano, un artificiere è riuscito a disinnescare l’ordigno che aveva addosso ed il terrorista è stato catturato vivo.