Strage a Duisburg, allarme in Calabria

Sei componenti delle famiglie Pelle-Vottari <a href="/a.pic1?ID=199620" target="_blank"><strong>uccisi fuori da una pizzeria</strong></a> da killer del clan Strangio-Nirta per la faida di San Luca. Rafforzati i controlli in Calabria. Forse in Italia uno dei soci del locale in cui è avvenuto il regolamento di conti

Duisburg - La faida di San Luca esportata in Germania per colpire nel modo più spietato chi, a migliaia di chilometri di distanza, pensava di essere al sicuro e aveva, di conseguenza, allentato la tensione e le difese. Sono arrivati fino a Duisburg i killer della cosca Strangio-Nirta, per annientare un gruppo di sei componenti della cosca rivale dei Pelle-Vottari. Cinque dei sei uccisi vivevano in Germania da tempo. Una delle vittime, Tommaso Venturi, in Germania c’era nato. A Duisberg era arrivato da pochi giorni, invece, Marco Marmo, di 25 anni, al quale appena sabato scorso la Questura di Reggio Calabria aveva notificato un avviso orale nell’ambito proprio delle indagini sulla faida di San Luca. Era probabilmente lui l'obiettivo dei killer che hanno agito ieri davanti al ristorante italiano "Da Bruno". Con l’avviso Marmo veniva diffidato dall’uscire di casa nelle ore notturne, proprio perché possibile obiettivo della faida. Marmo, a quel punto, come in passato avevano fatto altri componenti del gruppo Vottari-Pelle, ha deciso di cambiare aria e ha raggiunto anch’egli Duisburg. Una precauzione che però non gli è servita.

Scomparso uno dei proprietari della pizzeria  Nel regolamento di conti di ieri sera è morto anche Sebastiano Strangio, 39 anni, proprietario del locale insieme a Giuseppe Strangio. Ma proprio di quest’ultimo, secondo quanto si apprende da fonti investigative, non si avrebbero più notizie: non era a Duisburg la notte tra martedì e mercoledì e, anzi, sarebbe da diversi giorni in Italia. Finora però non sarebbe stato rintracciato.

I figli di un poliziotto tra le vittime Due delle vittime della strage di Duisburg, i fratelli Francesco e Mario Pergola, di 20 e 22 anni, erano figli di un appuntato della Polizia di Stato in pensione che era in servizio nel commissariato di Siderno. Francesco e Mario Pergola avevano lasciato da alcuni anni Siderno e si erano trasferiti a Duisburg, dove lavoravano nel ristorante "da Bruno" nei pressi del quale è avvenuta la strage. I due fratelli tornavano di rado in Calabria.

Faida di San Luca Con i sei morti della scorsa notte salgono a una ventina le vittime della faida, iniziata nel febbraio del 1991 quando, nel corso dei festeggiamenti per il Carnevale, ci fu una rissa provocata da un lancio di uova e mortaretti contro alcuni componenti delle famiglie Pelle e Vottari. Poche ore dopo, la reazione contro il gruppo Nirta-Strangio, con l’uccisione di due persone. La faida ha ripreso nuovo vigore, arrivando alle conseguenze devastanti della scorsa notte, con l’uccisione di Maria Strangio, moglie di Giovanni Nirta, indicato dagli investigatori come il presunto capo dell’omonima "famiglia". Dall’omicidio di Maria Strangio lo scontro tra i due gruppi si è fatto sempre più violento e i morti ammazzati, dal Natale scorso ad oggi, sono stati undici. Dopo la strage di Duisburg, San Luca è ripiombata nel terrore. Oggi il centro della Locride è sembrato un paese fantasma. Poca gente per strada, e nessuno ha avuto voglia di parlare.

Rafforzati i controlli in Calabria È sempre più massiccia la rete di controlli delle forze dell’ordine nella zona di San Luca per prevenire possibili reazioni alla strage di Duisburg. Carabinieri, polizia e guardia di finanza stanno presidiando in forze il territorio, controllando le strade di accesso al paese e quelle interne del centro abitato. Lo scopo è soprattutto quello di bloccare sul nascere qualsiasi risposta alla strage che potrebbe essere messa in atto dal gruppo Vottari-Pelle. Un’eventualità che viene presa in seria considerazione dagli investigatori.

Il vertice in procura a Reggio Calabria Il vertice di oggi ha riunito 35 investigatori. Tra questi, il dirigente della Direzione centrale anticrimine, Francesco Gratteri, secondo cui adesso "è necessario fare il punto con la polizia giudiziaria sulle iniziative da intraprendere per dare una risposta veloce e pianificare le ulteriori attività rispetto a quelle già in atto e che si collegano a quelle avviate nel dicembre scorso. Vi sono elementi di conoscenza - ha detto Gratteri- che legittimano un’aspettativa di risposta. È necessario poi predisporre un dispositivo che in qualche modo impedisca il ripetersi di questi fatti". La possibile reazione alla strage di Duisburg "può avvenire ovunque" rileva Gratteri. Il magistrato parla dopo la riunione in procura tra i magistrati della Direzione nazionale antimafia, quelli della Dda ed i vertici delle forze dell’ordine. Anche il fatto che gli ultimi agguati siano stati compiuti in date simboliche (l’attentato del giorno di Natale 2006 e la strage di Ferragosto) viene preso in considerazione dagli inquirenti. "Generalmente - dice Grattetri - nelle reazioni ci possono essere dei messaggi, una ritualità particolare. Non è solo il caso e l’opportunità a determinare un fatti criminoso". Il magistrato non ha neanche escluso che la faida, cominciata dopo un diverbio per un lancio di uova in occasione del carnevale del 1991, possa, col tempo, avere assunto più concause, tra cui quella del controllo del territorio e delle attività criminose.