Strage di Erba, funerali islamici in Tunisia

L’imprenditore brianzolo accetta le esequie musulmane: «Basta odio, siamo di religioni diverse, ma Dio è uno solo»

nostro inviato a Erba (Como)

Avrà un funerale islamico Raffaella Castagna, la figlia «ribelle» del mobiliere brianzolo, quell'uomo amato e stimato che ha visto la sua vita e la sua famiglia sgretolarsi in pochi attimi. Verrà sepolta a Zaghouan nell'interno della Tunisia, lontano da Erba e dall'Italia la ragazza solare e generosa che tutti conoscevano e che avrebbe potuto scegliere la tranquillità di un benessere consolidato dal lavoro dei suoi e invece, contro il parere di tutti, era andata a vivere con il giovane e fin troppo chiacchierato tunisino Azouz Marzouz. Ha la voce che si increspa per l'emozione papà Carlo quando svela ai cronisti l'ultimo regalo che ha deciso di fare alla sua Raffaella: «Non so se mia figlia avesse scelto di diventare musulmana. So soltanto che Raffaella con Azouz e loro figlio aveva già deciso di trasferirsi in Tunisia, nel paese di suo marito. Avevano un progetto, un desiderio comune. Per questo, quando i loro corpi ci verranno restituiti, il loro funerale si farà in Tunisia e io vi assisterò. In Italia, ci sarà soltanto una cerimonia. Le bare di Raffaella e del piccolo Youssef non entreranno in chiesa. Sono sicuro che se Raffaella fosse qui mi direbbe: papà voglio essere seppellita in Tunisia».
È ultimo colpo di scena di una vicenda che non ha mancato di offrirne fin dal primo istante. Da quando ai vigili del fuoco chiamati lunedì sera per spegnere un incendio in una casa di ringhiera di via Diaz si è presentata una scena agghiacciante: Raffaella, il suo bimbo di due anni Youssef, la madre Paola e una vicina di casa barbaramente sgozzati e una quinta persona ferita gravemente a coltellate. Una mattanza che non ha ancora trovato risposte ma che potrebbe essere proprio da ricercare nelle «cattive compagnie» frequentate da Azouz, una condanna a tre anni e mezzo per traffico e spaccio di stupefacenti.
A suggellare la sofferta decisione del roccioso patriarca c'è l'abbraccio con cui Carlo Castagna accoglie, sulla porta di casa, il padre e la madre di Azouz Marzouk. E spazza via, o si sforza di spazzar via veleni, polemiche, sospetti. Mancano cinque minuti alle quattordici quando i cronisti, che da ore bivaccano dietro la cancellata marrone di via Trieste, assistono a quella scena. Può sembrare uno studiato finale deamicisiano di una vicenda a tinte fosche. O l'escamotage diplomatico per far calare la tensione e spegnere i riflettori su una famiglia che, davanti ai suoi morti innocenti, ha reagito fino a ieri come un'intera città, in modo comprensibilmente tumultuoso. Ma forse in quel gesto non c'è un’abile regia. Non ci sono, almeno è da augurarsi, altre oscure e preoccupanti motivazioni, ma solo la saggezza dei capelli bianchi di due uomini. Che, fino ad un attimo prima non si conoscevano. Che parlano due lingue diverse. Che hanno e avranno sempre troppe cose che li dividono e che continueranno a dividerli. Un'ora di colloquio nella villa, dietro di loro, dietro Carlo e il consuocero, tre donne in nero, protette dal velo islamico: la madre, la sorella, la zia di Azouz, il giovane tunisino che direttamente o no ha sconvolto la vita di questa tranquilla e agiata famiglia brianzola.
Carlo Castagna si avvicina al cancello per parlare con i giornalisti, mentre l'auto con i congiunti di Azuoz sguscia fuori dalla villa: «Siamo due famiglie colpite da uno stesso dolore. Basta fomentare odio, basta cercare di strumentalizzare questa vicenda. Noi abbiamo raggiunto la pace perché, anche se abbiamo due religioni differenti, abbiamo uno stesso Dio in comune». La testa bassa, Azouz ascolta in silenzio, defilato, le parole di Carlo Castagna e riesce solo a mormorare: «Lo ringrazio, lo rispetto».
Ci mette un attimo la notizia a fare il giro di Erba. Un paese trafitto da una tragedia assurda e dove il sindaco, Enrico Ghioni, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali. Perché ci saranno comunque e ovviamente funerali cristiani per la moglie di Carlo Castagna, Paola Galli e per la vicina di casa, Valeria Cherubini, incappata nella furia omicida degli assassini che stavano lasciando la cascina di via Diaz. Ci mette un attimo la notizia ad arrivare anche nella canonica, dove monsignor Antonio Paganini certo non ha gradito la scelta di papà Carlo e tenta di sottrarsi, con evidente imbarazzo, alle insistenti domande dei cronisti. «Il nostro sentimento è di costernazione. Rispettiamo tutte le religioni. Ma io non so ancora nulla, non mi è stato chiesto nulla. Non so se potrò o dovrò benedire le salme di Raffaella e di suo figlio». Uno stato d'animo, quello del parroco di Santa Maria Nascente che rispecchia tutte le contraddizioni di una vicenda che, fin dal primo istante, è stata caratterizzata da reazioni contrastanti. E che anche ieri ha conosciuto nuovi momenti di tensione. Davanti alla casa dei fratelli di Azouz, a Merone, un fotografo è stato malmenato da alcuni conoscenti del tunisino, esasperati dall'assedio di questi giorni. E, poco prima che arrivasse la famiglia Marzouk, il cognato di Castagna, Alberto Croci, entrando nella villa, ha inveito contro i tunisini: «Bisogna sterminarli tutti, bisogna farle fuori queste facce di cioccolato».