La strage di Erba non ha movente Interrogato il fratello di Raffaella

da Erba (Como)

Ha massacrato quattro persone, sparso sangue dappertutto, deve averci camminato sopra, gli sarà schizzato in faccia e sui vestiti, di sicuro si sarà sporcato le mani. Ha fatto una strage agendo d’impulso. Eppure non c’è un’impronta, non una manata, neanche la suola di una scarpa impressa sulle chiazze rimaste sul pavimento. Un delitto d’impeto eppure un delitto perfetto. Che ancora oggi resta senza il nome dell’assassino. Chi ha ucciso Raffaella Castagna, il figlio di due anni, sua nonna e una vicina che non c’entrava nulla, ha ritrovato la lucidità subito dopo la carneficina. Si è levato i vestiti, ha cambiato le scarpe, ha lasciato tutto nella palazzina di via Diaz e gli ha dato fuoco. Nessuno l’ha visto perché i vicini che hanno assistito alla scena sono rimasti coinvolti nel mulinare di mannaia e coltellino svizzero. Valeria Cherubini è morta. Il marito Mario Frigerio è sempre ricoverato in condizioni gravi in ospedale. Gli hanno mostrato le foto di tutte le persone coinvolte in questa storia, il marito di Raffaella, Azouz Marzouk, i suoi fratelli, forse anche i parenti di Raffaella. Ma niente, Frigerio per ora non riconosce «l’uomo grande, che parlava italiano» che ha compiuto la strage. Di più, il suo avvocato smentisce che l’uomo abbia mai parlato: «Gli inquirenti non sono mai riusciti a sentirlo».
A Erba aspettano di sapere chi è l’assassino. Il giorno dopo il delitto commentavano quel matrimonio misto tra la figlia del Carluccio, fondatore dell’impero dell’arredamento di lusso «Cast & Cast» e quel tunisino che era stato arrestato per spaccio. Il secondo giorno ragionavano sull’ipotesi di un possibile regolamento di conti. Ieri allontanavano solo l’idea che potesse essere coinvolto un famigliare di Raffaella, però ieri è stato interrogato il fratello Pietro, per ricostruire i rapporti che c’erano tra loro e con Azouz. Poi un vertice in procura, sempre ieri. Alla fine, poche parole dei magistrati: «Lasciateci lavorare, siamo in un momento delicato».
Chi vive di fronte ai locali andati a fuoco dice che la cosa strana è che le persiane della casa di Raffaella erano sempre aperte, invece lunedì sera erano chiuse. Come se qualcuno fosse entrato in casa prima di Raffaella e avesse chiuso mentre aspettava che rientrasse dal lavoro. L’assassino ha agito in pochi minuti. Un avvocato ha trovato in strada la Cherubini alle 20 e 16. Alle 20.40 arrivavano già i pompieri. E forse i carabinieri sono stati sviati dal fatto che il quadro, almeno in apparenza, sembrava chiaro. C’erano una mamma, una nonna e un bambino morto e mancava il marito. Peccato che fosse in Tunisia. Ma questo lunedì scorso ancora non si sapeva.