Strage Erba, la pena richiesta dal pm: "Ergastolo e isolamento ai Romano"

Dopo sei ore e mezza di requisitoria, il pubblico ministero Massimo Astori ha chiesto l’ergastolo per i Romano, altri quattro anni per l’incendio
appiccato e altrettanti per la tentata distruzione di cadaveri. Carlo Castagna: "Devono trovare il coraggio di pentirsi"

Como - Ergastolo. Come preannunciato all’inizio della requisitoria, il pubblico ministero Massimo Astori ha chiesto l’ergastolo per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, imputati per la strage di Erba. Il pm ha chiesto anche che i due siano posti in isolamento diurno per tre anni. Le richieste di condanna sono state formulate al termine di circa sei ore e 30 minuti di requisitoria. "Ripercorrerò tutte le tappe della vicenda affinchè voi giudici possiate scrivere l'unica parola possibile, quella parola che si chiama ergastolo" ha detto all'inizio della requisitoria. "Oggi faremo un altro viaggio nell’orrore, perché questo processo è stato tutto un viaggio nell’orrore". Il magistrato ha quindi cominciato a ricostruire i rapporti tra gli imputati e le vittime: "Raffaella Castagna e Azouz Marzouk erano un’ossessione, li odiavano". Olindo Romano, inoltre, "spiava i vicini di casa, ne calcolava gli orari".

La ricostruzione "Uno dei più feroci atti criminali che la storia ricordi nel nostro Paese". Questa è stata la strage di Erba per il pm di Como. Astori è giunto solo "alla metà di quel viaggio dell’orrore" attraverso il quale intende dimostrare la responsabilità della coppia. La tragedia, a suo avviso, ebbe il suo prologo nel 2001, nel primo periodo di coabitazione, quando in casa di Raffaella Castagna non era ancora arrivato suo marito Azouz Marzouk. "Il motore della tragedia fu avviato in quegli anni" ha detto Astori, ma la "scintilla" che la fece esplodere fu quell’atto di citazione per il processo del 13 dicembre 2006, due giorni dopo la strage, intentato da Raffaella Castagna contro i coniugi che l’avevano aggredita. Astori, che durante la requisitoria si avvale di slide e di contributi audio con la registrazione degli interrogatori di Olindo e Rosa, ha fatto anche una cruda contabilità dei colpi che uccisero Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, la madre della donna Paola Galli, la loro vicina di casa, Valeria Cherubini e ferirono gravemente il marito di quest’ultima, Mario Frigerio: 76 colpi dei quali 24 furono le sprangate e 52 le coltellate. L’ultima, nell’appartamento di Raffaelle Castagna, uccise Youssef, di poco più di due anni, e fu "vibrata alla gola senza pietà".

Rivendicazione della strage Il pm nel pomeriggio è passato all’esame delle testimonianze, delle confessioni ritrattate. Dapprima ha ricordato la testimonianza di Mario Frigerio che "non fu tardiva. Da subito fece il nome di Olindo Romano". Lo si sente da una intercettazione ambientale mentre il superstite, con voce flebile risponde alle domande del figlio. Astori ripropone ai giudici la registrazione di quella intercettazione fatta ancor prima che Frigerio si dica "sicuro al 100%" davanti al pm Simone Pizzotti, di turno la sera dell’eccidio. Astori passa ad analizzare il comportamento, le parole, i perché delle confessioni poi ritrattate. "Quella è stata non una confessione, ma una rivendicazione con dovizia di particolari fatta da chi riteneva giusto quello che è stato fatto". Non è plausibile, a parere del pm, la tesi difensiva secondo la quale la confessione fu in qualche modo estorta a Olindo con la minaccia di non più poter vedere Rosa, con la promessa di cavarsela con soli 5 anni da passare in cella matrimoniale con la moglie "come se fossimo nel carcere dei balocchi". Secondo Astori la ritrattazione che giunse in udienza preliminare, sette mesi dopo l’ultima conferma alle ammissioni di colpa "fu indotta da chi mi promise una campagna stampa innocentista". Il pm più volte usa la frase "il grande abbaglio", evidente il riferimento al libro con quel titolo e con il quale si sostiene l’innocenza dei due imputati.

Carlo Castagna: "Devono pentirsi" Carlo Castagna, padre, marito e nonno di tre delle vittime, invita Olindo Romano e Rosa Bazzi a pentirsi e dichiara di non augurarsi che i due coniugi vengano condannati all’ergastolo. In un’intervista a Mattino Cinque, Castagna ha dichiarato: "Io non voglio il carcere a vita per loro due, io dico che loro devono trovare il coraggio di percorrere quel cammino di ravvedimento e di pentimento. Devono chiedere il perdono solamente a qualcuno che sta molto molto in alto". Castagna considera che Bazzi e Romano siano delle "vittime a loro volta di un disegno maligno, ricadute in un disegno dal quale secondo me non dovevano assolutamente lasciarsi abbagliare...". Dopo aver spiegato che si augura che Olindo e Rosa "prima o poi possano trovare il senso di quello che hanno compiuto", Castagna spiega di aver "ritenuto che non dovessi vivere odiandoli, sarebbe stato per me una tragedia". E poi l’uomo si spinge anche più in là: "Io sono disponibile se loro avessero desiderio di una mia presa di contatto, di una mia vicinanza , magari anche epistolare, mi sento di essere pronto per frappormi fra i miei cari e loro". Poi suo legale ha rettificato: "Smentisco che il mio assistito abbia mai detto che non vuole l’ergastolo per i coniugi Romano" dice l’avvocato Francesco Tagliabue che assiste come parte civile Castagna e i figli Pietro e Beppe. Il legale fa sapere che nel corso del pomeriggio farà una dichiarazione ufficiale sulla questione. "Comunque ribadisco che non ha mai pronunciato quelle parole che gli sono state attribuite questa mattina".

Sovrabbondanza di prove Un processo facile e un ergastolo scontato per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati della straga di Erba, in cui morirono 4 persone e ne rimase ferita una quinta. È questo in sintesi, il giudizio del pm di Como, Massimo Astori, che oggi ha tenuto la sua requisitoria, davanti alla corte d’assise presieduta da Alessandro Bianchi. Un processo iniziato il 29 gennaio scorso che si è dimostrato un «percorso facile per l’accusa. Il problema è stato uno solo: la sovrabbondanza di prove". Un’evidenza probatoria che la difesa, secondo il pm, non è riuscita a contrastare. "Abbiamo aspettato le rivelazioni dei legali dei coniugi Romano che parlavano di una ricostruzione alternativa, abbiamo atteso il supertestimone o chi parlando di un identikit alternativo dell’assassino lo ha poi definito ’carta straccià. Abbiamo ascoltato consulenti più innamorati di loro stessi che della verità, domande balbetatte e momenti di comicità".

Il processo Sette mesi dopo l’ultima udienza si riapre dunque l’assise. Il calendario prevede la requisitoria dell’accusa, che potrebbe protrarsi anche per più udienze, quindi la parola passerà alle parti civili e infine alla difesa di Romano e Bazzi. I due imputati sono presenti in aula e non è escluso che l’uomo possa fare dichiarazioni spontanee. L’accusa si basa principalmente sulla testimonianza di Mario Frigerio, ferito gravemente ma sopravvissuto alla strage, che ha accusato Olindo Romano. L’uomo prima confessò gli omicidi, quindi ritrattò accusando di gli inquirenti di avergli fatto il lavaggio del cervello, dichiarandosi quindi innocente.