Strage di Erba, tre nomi per scovare l’assassino

da Erba (Como)

Tre uomini «sotto tiro». Tre persone con addosso gli occhi di carabinieri e magistrati. L’autore della strage di Erba è uno di loro. E gli inquirenti si stanno avvicinando a lui. Forse hanno già la certezza di chia sia l’assassino di Raffaella Castagna, del figlio di due anni Youssef, della nonna Paola e della vicina di casa Valeria Cherubini. Ma hanno bisogno di prove. E le prove si possono avere solo con il test del Dna sulla goccia di sangue, diversa da quella delle vittime, che i Ris hanno trovato nella palazzina di via Diaz a Erba. Nessuna analisi può essere fatta su quella goccia se i magistrati non indicano prima il nome della persona (o delle persone) con il Dna delle quali va confrontata. Altrimenti, a prova fatta, la goccia sarà distrutta e con essa anche la firma dell’assassino.
Ora che Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla strage dell’11 dicembre, ha fatto il nome della persona che ha visto quella sera, una persona robusta, con gli occhi cattivi, una persona che conosceva e vedeva spesso, l’indagine può fare un passo avanti. Manuel Gabrielli, l’avvocato di Frigerio, si affretta a smentire: «Il mio assistito sta male, è sempre ricoverato in ospedale e non ha fatto nessun nome. Anche perché, se avesse davvero fatto un nome, allora i carabinieri l’avrebbero già arrestato». Ma sembra ormai certo che il supertestimone sia riuscito a dire con quale delle persone molto vicine a Raffaella si sia trovato faccia a faccia prima di cadere ferito.
Tre minuti per uccidere tre persone e poi il tempo di far fuori i due intrusi, Frigerio e la moglie, che si sono trovati sulle scale per caso. È iniziato tutto così, con la signora Cherubini che vuole portare fuori il cane. «Vieni anche tu», chiede al marito. Ma lui preferisce restare in casa a guardare il telegiornale. Neanche il tempo di aprire la porta nella mansarda dei Frigerio, ed ecco arrivare le grida di quello che sembra il solito litigio. È l’ora di cena, pochi minuti prima delle 20. E Frigerio chiede alla moglie di aspettare a uscire: «Resta qui, lasciali litigare». Quando le urla si placano, tempo di due o tre minuti, Valeria scende, va nella vicina piazzetta, incontra un avvocato che conosce. Il tempo di salutarsi e poi rientra in casa. Sono le 8 e un quarto e l’appartamento di Raffaella Castagna è in fiamme. Frigerio sente un altro grido, questa volta è quello della moglie: «Mario vieni, qui va a tutto a fuoco e loro sono dentro».
Quando Frigerio accorre, la porta si apre e lui viene tirato dentro. Un colpo di lama lo colpisce al collo. Crolla a terra con la gola aperta e il sangue che esce a fiotti. L’assassino è convinto di aver eliminato anche lui. Poi tocca a sua moglie. Accoltellata alla schiena. Una. Due. Tre. Quattro volte. E poi, cinque, con il colpo alla testa che la finisce. Fino a quando Valeria Cherubini crolla a terra, inginocchiata, le mani aggrappate alle tende.
Nessun grido, nessun lamento, nessuna invocazione d’aiuto esce più dalla palazzina di via Diaz.